Verona Tessile, diario di tre giorni

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Ogni due anni, sotto il patrocinio del Comune, l’Associazione “Ad Maiora” organizza un Festival di Arte Tessile, cioè di tutto quello che può essere assimilato al lavoro con il tessuto. Il nome dell’Associazione dice già tutto. Andare avanti e migliorare, così le Socie inventano e allestiscono numerose Mostre, belle ed interessanti, per far conoscere il Quilting.

Il Quilting infatti è il protagonista di quest’anno, con un concorso, rassegne e mostre.

Merita un lungo applauso l’impegno di queste donne che qui, con dedizione e passione riescono a rendere visibile con il loro lavoro e sacrificio la bellezza di questa Arte.

Verona Città del Nord tra le più belle, e anche tra le più ricche. Accoglienza un po’ bagnata, sotto una pioggerella continua, che non ci ha però impedito di rispettare il nostro programma. Intorno a noi tanto verde, una città pulita e ordinata da una cura che appartiene molto ai suoi cittadini.
Le Mostre si trovavano sparpagliate nella città, un’idea piacevole che ci ha permesso di vederne le bellezze.
Da qualche parte si doveva cominciare e la prima è stata INFERNUS, una mostra ideata da Simone Forlani. Un numeroso gruppo di quilter di tutta Italia si sono cimentate sul tema dantesco, illustrando personaggi e paesaggi infernali raccontati da Dante. All’ingresso, la frase “Lasciate ogni speranza o voi che entrate…”, mi era sembrato un terribile inizio , meno male che abbiamo incontrato subito il ritratto tessile del Sommo Poeta, l’Alighieri della tradizione, gran naso, colori rosso e nero e corona di alloro.

La mostra si trovava in una sala di una Chiesa sconsacrata, Santa Maria in Chiavica. A onor del vero devo dire che la rassegna dell’Inferno è stata penalizzata dallo spazio, poco, e dall’altrettanto poca luce. Speriamo di rivedere in un futuro non troppo lontano, il tutto in condizioni più favorevole perché merita.

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Presso il Palazzo dei mutilati, una Rassegna con premi sul tema : “Il filo rosso, l’amore”. Una serie di bellissimi pannelli, rasserenanti. Le quilter si sono sbizzarrite con le loro consumate tecniche. Qualcuna ha usato il filo rosso per i volti dei suoi bambini; un Charlie Chaplin con il monello; sullo sfondo di una città un nonno tende la mano ad un bambino; un’isola fra due mari, Porto Palo; un tema d’amore per eccellenza: Romeo e Giulietta e la musica di Nino Rota, l’Amore non ha distanze, tanta dolcezza e teneri ricordi.

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I Quilt dell’800, dall’Europa e dall’America, raccolti, conservati con amore e esposti in pompa magna dentro Castelvecchio. Li abbiamo ammirati tutti e Giuliana Nicoli ce li ha raccontati con competenza e simpatia: log-cabin, appliqué, doppio anello nuziale, ci siamo immerse dentro la mirabile tradizione del patchwork, degna del Museo dove sono stati esposti.

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Una novità interessante nell’ambito del‘riciclo’, “Entity”, nella grande vetrina della Biblioteca pubblica proponeva l’uso dei materiali diversi, riuso della plastica delle bottiglie,  che diventa fettuccia poi tessuta e decorata con vetri colorati, creando oggetti di arredamento bellissimi. Una sorpresa, un’artista Giuse Maggi che si divide tra la Svizzera e il Bahrein.

In giro per le piazze di Verona affollate da turisti e scolaresche, anche sotto la pioggia, abbiamo potuto ammirare tutto il bello della città scaligera. Non posso dimenticare i negozi, curati e con quel sapore antico che mi rallegra sempre, i caffè e l’eterna fila davanti alla ‘casa di Giulietta’.
Nei momenti di cielo limpido, con le mie amiche, ci siamo sedute a piazza delle Erbe, mangiando patatine fritte e immaginando il mercato di altri tempi.

La rassegna “Bosna Quilts” a Palazzo della Ragione era una Mostra del quilting delle donne della Bosnia che ci ha sorpreso e emozionato. La guerra nel loro Paese le ha costrette a fuggire, si sono rifugiate in Austria. Sapevano cucire e un Architetto, Lucia Lienbard-Giesinger austriaca di Bregenz le ha riunite e creato un team di quilter; fornisce loro le stoffe, tutte di grande qualità, i colori sono tenui e sono tutte a tinta unita, e i disegni dei progetti con gli abbinamenti dei colori. I prodotti che le donne, ormai tornate in Bosnia, realizzano, vengono venduti in tutto il mondo, Loro adesso continuano a fare quei Quilt che sono molto richiesti ed apprezzati. Sono sopravvissute e hanno conquistato un lavoro che dà loro da vivere realizzando Quilt.

Verona tessile 9Nella Chiesa dei SS. Apostoli si svolgeva una rassegna di quilt dell’Associazione nazionale Quilt Italia e un’altra Antologia di quilt delle Socie di Casa Patchwork di Bassano del Grappa. Alla fine però una mattinata l’abbiamo riservata alla visita di San Zeno, il vescovo nero di Verona, la porta di bronzo, il polittico del Mantegna, rubato da Napoleone, che i francesi ci hanno restituito. Una Basilica degna della città, un posto dove si può fare un’indigestione con la storia e la storia dell’Arte, che si presenta con qualche dettaglio ad ogni angolo, basta guardare.

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Impossibile sfuggire all’acqua, ci siamo salvate dalla pioggia battente rifugiandoci in una sala cinematografica e ci siamo gustate il bellissimo film di Gianni Amelio “la Tenerezza”.

Tutto qua, avrò dimenticato cinquemila cose, ma non che il breve soggiorno mi è piaciuto in tutti i sensi e care amiche di “Ad Maiora”, di Bassano del Grappa, e dintorni siete una fonte inesauribile di idee , e io di certo tornerò.

 

Tullia Ferrero per “Scuola Romana Quilting”

Arte Morbida 2016

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Vorrei entrare con voi nella Mostra appena conclusasi per vedere o rivedere opere, artisti, che ci hanno accompagnato per quattro giorni lungo tutta la durata dell’evento.
La Galleria “Domus Romana” in via delle 4 Fontane 113, ci ha generosamente ospitate, abbiamo avuto spazio, gentilezza e accoglienza ottima, li ringraziamo .
Se dovessimo fare ringraziamenti a tutti non finiremmo più ma lo vogliamo fare per tutte le amiche che ci hanno visitato e contribuito ad un successo insperato, ringraziamo anche chi non è venuto a trovarci, offriamo questo resoconto dell’evento perché possano comunque partecipare alla nostra gioia.
Ma veniamo alla Mostra . questa volta volevamo presentare l’ARTQUILT, che consideriamo un po’ assente o quasi sconosciuta. Noi che amiamo la tradizione non possiamo fare a meno di tenere conto di quanto l’Arte Moderna, senza vincoli, assolutamente libera faccia bene all’Arte del Quilt e non ci nascondiamo però che se non ci fosse la tradizione non avremmo assolutamente evoluzione e cambiamenti, insomma idee.
Il colpo d’occhio dell’entrata, dopo aver percorso un breve tratto di un bellissimo cortile decorato al centro da una fontana con arco spezzato, una palma altissima che si eleva fino al cielo e piante, panchine e tavolini, ci avremmo passato i nostri tempi di riposo insieme a spuntini.
Una piccola discesa e l’occhio già si sentiva appagato da una visione, la sensazione di essere dentro un mondo noto, un lampo di meraviglia e per noi che amiamo il quilt la sensazione di fare parte di qualcosa di bello.
La Mostra è stata allestita con la solita sobria eleganza dentro l’antica Biblioteca del Convento, adesso Albergo. Tre ballatoi concentrici si susseguivano congiunti da una scala a chiocciola suggestiva, legno e ferro grigio argento facevano contrasto con i meravigliosi colori dei quilt.
Il primo a salutarci con aria spavalda, ma ne ha di motivi per farlo, il “Pellicano” di Fortunato Depero, pittore italiano futurista e imaginifico, una perfetta riproduzione tutta in seta realizzata da Simonetta Zoppi, un’accurata ricerca di colori e un trapunto da artista. Stava ad annunciare le sorprese della Galleria .
Subito l’occhio si poggiava su “Perusia” un arazzo di Annamaria Brenti, la città di Perugia poggiata sul suo colle e allietata dalla musica di Orfeo che domava le belve, un grande lavoro , tutto a mano, perfetto come ormai Annamaria ci ha abituato.
Un lato intero dedicato a due artiste Americane, Katie Pasquini con lavori surreali, colori forti e fascinazioni, tre lavori pieni di forza. Vicino a lei quattro Quilt di Sheila Frampton Cooper, la nostra ospite più importante. E’ stata con noi, i suoi corsi sono stati affollatissimi, ha comunicato passione per il suo lavoro, ce lo ha illustrato comunicando la sua gioia di essere a Roma e con un pubblico di quilter esperte e appassionate.
Parlerò solo di un suo quilt. Colori profusi per un “log cabin” rivisitato. Fascinoso attaccamento al passato, una rivisitazione di un tema antico, tradizionale che nel tempo non ha perso importanza. Certo i suoi tronchi non sono regolari, ma li riconosci. Gli altri suoi quilt, un trionfo di curve e di colori, il suo modo di tagliare e unire le curve, graduare le sfumature ha affascinato, lo posso dire, tutte le allieve.
Al centro del pianoterra un pianoforte. Durante l’inaugurazione la pianista, Angela D’Agostini ci ha intrattenuto   suonando Mozart e Shubert. Sul pianoforte avevamo disteso un Quilt di Tullia Ferrero, tradizionale, ancora da trapuntare,c’erano tutti gli attrezzi per farlo : telaio, fili e aghi. Un disegno antico, “Pine trees” volevamo mostrare in che cosa consiste il lavoro del Quilting, per tutti quelli che ne volevano saperne di più.
Musicale anche il lavoro di Laura di Cera dove la Musica assume un colore antico, rispettoso e ironico : “Le Compositeur” : il colore delle note invenzione   straordinaria.
Si sale non senza prima aver ammirato il paziente, delicatissimo lavoro di Rita Frizzera, un’artista che si guarda allo specchio e riconosce il passare del tempo nei suoi capelli li riproduce con diagonali di fili , con fantasia e colori preziosi: con tanta leggerezza.
Vicino a lei Verena Giavelli, diremo un’avanguardia della sperimentazione, uso di materiali diversi , innovativi per la sua “Collisione”, astrofisica ?
I 22 Arcani maggiori dei tarocchi, una proposta di Simone Forlani, presente anche con due suoi quilt, ha raccolto le più brave a rappresentarli realizzando 22 splendidi lavori. Erano esposti tutti in fila numerica al terzo livello, un po’ di mistero e sorpresa.
Al primo piano le Ospiti , le ringraziamo tutte
4 città descritte con il suo stile preciso, architettonico, bianco e nero, cupole obelischi, Bella Italia, Laura Armiraglio.
Due lavori che evocano i telai, la tessitura, la tradizione della meravigliosa tappezzeria italiana : Teresa Gai, aggiungeintrecci di colore e stoffe preziose.
Laura Franci, i suoi fiori in dettaglio : “L’Ibisco”, “Il fiore di cappero” un incanto di colori tenui, come in un vecchio libro di botanica, poesia.
Paola Barani con un lavoro diverso dal solito. Non più i “coriandoli” con i paesaggi giapponesi, ma il mare, le sirene abitatrici del mare e la flora marina dettagliata con colori nitidi e un trapunto splendido.
Ancora Giappone ci viene incontro dal quilt di Simonetta Marini, un grande pittore si incontra con l’abilità e la perizia nel riprodurre l’immagine di un albero che drammaticamente si contorce verso il cielo, ma è coperto di foglie e fiori.
Un altro albero , “Albero della vita” di Nicola Bolida, pieno di curve che si muove e porta sui rami doni.
Pia Puonti , i suoi colori vanno in India : seta e cotoni sgargianti uguale “Indira”, un occhio amoroso verso l’Oriente.

“La pioggia del Nord Est” lo stile di Anita Normani e il colori chiari di “Bassa Marea”, piccoli quilt inconfondibili, poetici chiaroscuri. Accanto Maria Luisa Comand spregiudicata e pop con la riproduzione di un famoso manifesto di Micky Jagger, tanti colori sgargianti e l’arcano  II La Papessa.   Fiori, fiori su fondo nero per il quilt di Luca Zagliani, a rappresentare un volto, un corpo che si espande.
“Tango” di Emanuela D’Amico, una passione che ritorna, con i dettagli dei passi, i corpi avvinghiati, molto ammirato.
Carla Beretta con “Cinema Festival” , colori splendenti, la pellicola cinematografica, manca solo il sonoro.
E, dulcis in fundo, i DAMSS, Daniela Arnoldi e Marco Sarzi Sartori. Sappiamo bene chi sono e li ammiriamo da sempre. Questa volta sono stati con noi in carne ed ossa. E’ stata una scoperta eccitante. Due persone unite nell’arte e nella vita, una simbiosi creativa. Hanno generosamente, con la loro lezione di una sola giornata, regalato i loro segreti : ci hanno regalato foglie, rami, trasformazione delle stoffe col calore, un procedimento inventato da loro. Riciclo, riuso non si butta niente (è un principio del patchwork,no?) di tutto il materiale tessile al quale loro aggiungono una visuale artistica unica.
“Lagoon” due immagini di un canale di Venezia, di giorno e di notte. Una sorpresa da vicino, da lontano un risultato visivo sorprendente. Mi dilungo, scusatemi, ma ci hanno entusiasmato anche per la loro affabilità, sono stati quattro giorni insieme a noi e ci hanno consentito di conoscerli abbastanza.
Ci verranno a trovare il prossimo anno alla Scuola, così come molte altre artiste, per tenere corsi .

Altro indimenticabile ‘dulcis in fundo’, il Quilt, lavoro collettivo della Scuola, completato e quiltato magnificamente da Simonetta Zoppi , messo in riffa, è stato vinto dal n. 58, dalla nostra amica, Rita Navisse.  Tra l’altro Simonetta ha donato alla Scuola la riproduzione in appliqué del nostro simbolo
La Mostra Arte Morbida 2016 si è conclusa con un festoso brindisi finale con tutti i presenti a festeggiare la buona, buonissima riuscita dell’evento.

Affaticate ma contente, ringraziamo tutte e tutti quelli che ci hanno aiutato a portare a termine l’impresa. Da oggi la nostra vita di appassionate di Quilting sarà un po’ diversa, spero migliore, continuiamo così.
Intanto tanti auguri affettuosi e sinceri a tutti e mi scuso fin da adesso per errori ed omissioni , qualcuno le farà certo notare.

Tullia Ferrero a nome della Scuola Romana Quilting insieme a Emanuela D’Amico, Maria Luisa Marchioni, Simonetta Zoppi e Simona Ferrero che ha realizzato le foto che potete vedere sul nostro sito,  che insieme ad Amy ci ha aiutato nella traduzione dall’Inglese.

Dicembre 2016

Per vedere le foto, cliccate qui.

 

Marie D. Webster

1irisquiltTorniamo a parlare di Marie D. Webster e del suo libro “Quilts their story and how to make them”.Marie è stata la prima a scrivere e pubblicare, nel 1915, un libro in cui è racchiuso tutto quello che si deve sapere sul quilting . Dove è nato, quando, come si è evoluto e che cosa rappresenta oggi , lei si riferisce al suo tempo, all’inizio del ‘900.Il libro è il frutto di una lunga, ricca indagine attraverso il tempo su questa materia. Marie, mi piace chiamarla per nome, era un’abile ‘quilter’ ed è stata un’innovatrice in questo campo. Sapeva tradurre le sue idee in manufatti che rivoluzionarono un ambiente ancora così legato alla tradizione, a volte come fosse una religione. Bisogna dire che quello che stava succedendo nel mondo tra la fine dell’800 e il nuovo secolo , “ la cosiddetta rivoluzione industriale “ riuscì a cambiare molto anche nel tessile. Le fabbriche fornivano stoffe in grande quantità e la possibilità di acquistare stoffe a basso costo. Contrariamente all’abitudine diffusa di usare gli avanzi, ossia quell’abitudine romantica di una volta, ancora in uso, si poteva fare un quilt con stoffe tutte nuove e facilmente abbinabili.

Le appassionate potevano comperare o copiare modelli, disegni complicati di trapunto e tutte le istruzioni per montare il top del quilt scegliendo tra tutti i modelli conosciuti fino ad allora. Ma non finiva qui. Potevano assieme ai modelli comperare i kit di stoffa già pronti assortiti nei colori e già tagliati. Potevano scegliere un modello e anche comporre un quilt come unico. Non ci volevano anni . Il lavoro era sempre tanto ma il percorso era facilitato.

La galleria dei quilt di Marie Webster è ricca e visibile in musei, anche in riproduzioni, perché in molte si sono esercitate a copiare i suoi modelli, affascinate dai colori tenui, i fiori delicati, la quiltatura perfetta, ne abbiamo parlato e li abbiamo visti nella conversazione precedente.Nel suo libro scritto in una lingua sobria, senza pomposità, pensava, a chi era diretto, ma da quanto è scritto si capisce che pensava seriamente che il Quilt era stata e avrebbe continuato ad essere una grande avventura creativa delle donne.

Il testo parte da un’introduzione in cui si afferma che una tradizione di molti secoli ha reso la presenza di un quilt necessaria per una casa che si rispetti. Le nonne e le loro antenate avevano creato nel tempo opere d’arte non solo utili, perché non pensavano solo a fare coperte calde. Rovistando nei vecchi bauli, sono venuti alla luce una gran quantità di quilt dimenticati, sottovalutati, tenuti da parte per anni dove si può riconoscere un lavoro d’ago che raggiunge nella sua perfezione valori artistici che meritano di essere conosciuti e tramandati. Il tempo fa giustizia. Il lavoro di Marie serve a ricordare e si rivolge alle future generazioni perché il libro ha finalità educative.

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Si comincia con la Storia che parte da molto lontano. Per parlare dell’uso delle stoffe nell’antichità, si parte dall’Egitto dove si tingevano le stoffe, si facevano tappeti di color porpora (tintura tratta da un mollusco, scoperta e prodotta dai Fenici, molto pregiata in uso dall’antichità) con applicazioni floreali a colori, decorati con complicati ricami. Si riproducevano fiori, animali, personaggi, dei. Al contrario di quanto vediamo noi oggi nei Musei, il mondo degli Egiziani era un mondo tutto colorato, le colonne dei templi erano dipinte a colori vivaci, gli abiti erano ricchi, colorati e sontuosi. Anche i sarcofagi in cui venivano conservate le mummie erano dipinti a colori brillanti . Erano maestri con le tinture. Alcuni sono arrivati fino a noi ancora intatti. Gli Egiziani praticavano un raffinato lavoro d’ago documentato in un tessuto riccamente decorato, dove sono raffigurate due gazzelle tra foglie di loto.

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5testaPer continuare con gli Egiziani che praticano il quilt ancora oggi ma non fanno coperte ma arazzi, cuscini e tappeti . Nella calda valle del Nilo non servono coperte . Usano lino pregiato o cotone rozzo tessuto a mano.

7tappeto-da-bagno-persianoContinuano ad usare colori eleganti armonizzati come sanno fare anche tutti gli Orientali e riproducono ancora i disegni decorativi dei loro antenati.Per i Greci e Romani non abbiamo molte testimonianze di lavoro tessile: Tessevano e le loro case erano impreziosite da tendaggi tessuti e ricamati.La Mitologia greca e poi quella romana, ci hanno tramandato miti di donne che tessevano. Troviamo in Ovidio e poi in Dante quello di Aracne e il grande poema di Omero l’Odissea ci narra la storia di Penelope.Due donne che sfidano gli dei.Aracne era una famosa tessitrice della Lidia. Tutti venivano per vedere i suoi lavori di porpora. Atena, anch’essa brava tessitrice, invidiosa la sfida in una gara di bravura e viene sconfitta. Allora colpisce col fuso la rivale . Umiliata e ferita Aracne fugge e tenta di impiccarsi ad un albero. Atena però non crede che la morte sia una punizione bastante per una che ha osato sfidarla e la condanna a vivere ma tramutata in un ragno . Continuerà a tessere la sua tela appesa a quel ramo e il filo le uscirà dalla bocca.Penelope, la consorte fedele, in attesa del ritorno di Ulisse, tenuto lontano per dieci anni dalla sua isola Itaca, dopo la conquista di Troia, per tenere a bada i pretendenti, che ogni giorno diventano più invadenti, tesse una grande tela che dice destinata a lenzuolo funebre (sudario) di Laerte suo suocero. Per prender tempo di giorno tesse e di notte disfa quello che ha fatto. La “tela di Penelope” è diventata il sinonimo delle cose non finite…….. e che si sa che non si finiranno .Medio Evo epoca delle Crociate. Siamo nell’11mo secolo e dalla Siria arrivano stimolanti suggerimenti che si diffondono in Europa e si sovrappongono agli stili e alle tradizioni. In Italia nel Museo del Bargello a Firenze è conservata dopo lungo restauro una coperta del XIV secolo, è tutto trapuntato con filo bianco. Con applicazioni e ricamo è raccontato il poema cavalleresco di Tristano e Isotta, l’arte di trapuntare era arrivata a Firenze dalla Francia con il ‘boutis’ diffuso da Caterina de Medici.

11guidoriccio-da-fogliano Adesso l’arazzo, un vero e proprio quilt è esposto a Firenze a Palazzo Davanzati.Un altro esempio di arte italiana testimonia la presenza di una tendenza Quilt, l’arazzo raffigurante Guidoriccio da Fogliano, di Simone Martini, esposto al Palazzo Pubblico di Siena nella sala del Mappamondo. Siamo nel 1330. Guidoriccio fu un capitano di ventura , a parte il bellissimo paesaggio che lo circonda, quello che ci interessa è la gualdrappa sul suo cavallo, uguale alla giubba del cavaliere, dove spicca la decorazione con chiari disegni e intarsi geometrici, rombi perfetti che richiamano un lavoro di patchwork.Il progresso e l’interesse per il lavoro di ago si diffonde nel Medio Evo e le crociate portano stoffe e stili. Un raffinato lavoro conservato in Inghilterra è un arazzo che raffigura un crociato a cavallo, realizzato con applicazioni la veste-armatura e le insegne di stoffa, una preziosa coperta decorata.

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Anche in Spagna il ritorno dalle crociate portano novità, una grande diffusione dei disegni dei tappeti persiani e turchi ispirano ricami per la decorazione delle case, creando quel gusto mediterraneo orientaleggiante che esiste ancora oggi.I commerci con le Indie portarono sete, velluti ed altro.

9bayeux_gCol Rinascimento Sandro Botticelli crea nuove tende, si passa dalla pesante pelle alle coperte quiltate e decorate con ricami e applicazioni usate nei palazzi e nelle chiese.Questi pannelli sono conservati in Inghilterra, blu damasco con applicazioni di satin giallo. Antico damasco milanese. Un esempio di quilt viene dalla Sicilia è del 1400. L’intero quilt rappresenta col ricamo la storia di Tristano, è appeso nell’Albert & Victoria Museum di Londra.Un racconto derivato da un classico della letteratura musulmana. Ce lo racconta Marie nel suo libro. c’è un personaggio , un idiota, una specie del nostro Giufà, un eroe reale o immaginario non si sa. Le storie che lo vedono protagonista lo resero famoso tra il tra il XIV e il XV secolo, col nome Nass-ed-Din Hodja. Questi racconti sono davvero surreali e fanno parte del patrimonio letterario azerbajano diffuso in tutto l’est Europa dove viene chiamato Nasreddin.Le storie sono numerose e famose ma una ci interessa. “Come Hodja perse il suo quilt ”

“Una notte d’inverno, Hodjia e sua moglie cercavano di dormire, ma sotto le loro finestre si svolgeva una lite molto rumorosa. La moglie che era una saggia donna sentendo tutto quel rumore si alzò e visto lo stato preoccupante della lite svegliò il marito : “ Santo cielo svegliati e vai a separare se no si uccideranno l’un l’altro”.

Hodja ancora addormentato disse di voler tornare a letto e che se fosse sceso per dividerli rischiava di essere malmenato. Lei lo baciò e Hodja si mise addosso un quilt e scese in strada. E apostrofò i litiganti : per la mia barba bianca cessate di litigare. Quegli uomini non risposero ma si presero il quilt dalle spalle di Hodja. Molto bene osservò il vecchio. Tornò a casa chiuse la porta e raggiunse la sua camera da letto. La moglie gli chiese : “Hai fatto molto bene ad uscire a calmare quei litiganti, ma perché litigavano ?, “Stupidaggini, discutevano del mio quilt “ .

Il libro di Marie Webster continua ancora con molti altri capitoli, sulla storia e la diffusione del Quilting negli USA fermandosi sui titoli dei quilt, e sulle abitudini delle Quilter americane. Continuerò a tradurre il suo testo e probabilmente tornerò a scriverne.

 

Elaborazione dal testo “Quilts – The Story and how to make them” di Marie D. Webster e ricerche a cura di Tullia Ferrero

Ottobre 2016

Logo Scuola Romana Quilting

Joe Hedley the Quilter

Chintz basket quilt, c1815, Haydon Bridge. Chintzes with reverse of white cotton. Medallion style. Central printed panel of basket of flowers in wreath, surrounded by alternate pieced windmills, and borders of chintz. Very likely made by Joe the Quilter of Warden.

Chi era ? Se avete pazienza ne saprete di più.
In Inghilterra intorno al 1800 si realizzavano un gran numero di quilt di cotone o di stoffa grossa tessuta in casa mescolandola alla lana (homespun). Erano di solito coperte bianche. Alcune erano decorate con patchwork e quiltate in tutta la loro grandezza con uno stile tradizionale come si riscontra nelle collezioni dei musei del nord dell’Inghilterra e della Scozia: Alcuni di questi quilt si riteneva fossero stati quiltati da “Joe the quilter”, ossia Joseph Hedley come si chiamava in realtà.
Joseph viveva nel villaggio di Warden in Northumberland.
Era diventato un personaggio famoso nell’ambito del quilt , ma fu la sua morte e il modo violento in cui la sua vita si concluse che gli assicurò fama.
Joe era nato nel 1750 e aveva cominciato facendo il sarto. A un certo punto divenne un quilter professionale. Era molto bravo. Me lo immagino andare in giro portandosi dietro il telaio, lo sgabello e tutto l’occorrente. Produsse un lavoro di una qualità e bellezza da non avere rivali in tutta la Gran Bretagna Faceva il quilter itinerante, ossia viaggiava da un paese all’altro, andava dove lo chiamavano.
C’ è un quilt , esposto al Museo Bowes di Barnard Castle , realizzato con un tessuto misto, bianco su bianco , punto fitto fitto, preciso con disegni a pettine.

Nel 1826 fu trovato brutalmente assassinato nella sua casa, aveva 76 anni. Era pieno inverno e la neve insanguinata, che copriva tutto il terreno intorno alla casa fu la prima testimone del delitto agli occhi dei vicini Anche se la sua vita aveva avuto grandi cambiamenti, aveva deciso di restare al nord nel suo tranquillo villaggio. Aveva assistito la moglie malata, per lungo tempo . Rimasto vedovo aveva continuato a quiltare in giro, ma il lavoro non bastava per dargli da vivere. I vicini e i parrocchiani si preoccupavano che non fosse a corto di cibo.
Invece c’era gente che credeva che il vecchio Joe avesse denaro e mezzi.
Il delitto fece molto scalpore nella Contea e le chiacchiere si sparsero immediatamente. Furono anche offerte molte ghinee per le ricerche dell’assassino.
Le indagini non portarono nessun frutto. Non si trovarono testimoni. Il racconto delle ultime ore di vita di Joe sono raccontate nelle carte delle cronache giudiziarie : aveva acquistato un bricco di latte , aveva ricevuto la visita di un amico che lo aveva trovato che cuoceva le patate per la sua cena……

Si sa che in quel tempo vagabondi e viandanti abbondavano e il suo cottage era in una posizione isolata rispetto al villaggio.
Molti anni dopo un uomo sul letto di morte confessò di essere lui l’assassino. Nessuno gli credette.
Dopo la sua morte i suoi lavori divennero preziosi sia per la qualità che per la fama che si era creata intorno alla sua persona a causa dell’efferato delitto.
La vita e la morte di Joe Hedley rappresenta una parte documentata della realtà del fare quilting nella prima metà del 19mo secolo e mostra quanto la pratica del quilting fosse estesa.
La sua casa distrutta adesso è sotto la cura della Sovrintendenza al Patrimonio Storico ed è diventato un luogo di visite.

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Esempio di quiltatura eseguita da Joe

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La sua firma autografa

 

 

NB Ricerche e rielaborazioni di Tullia Ferrero dal testo “Traditional British Quilts” di Dorothy Osler

Consiglio questo breve documentario

Water is life

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– L’acqua pulita e il suo impatto sulle vite di donne e ragazze nel Mondo –
Frascati : Museo Tuscolano e Scuderie Aldobrandini
Allestimento a cura di Susan Fiorentino e Anna Maria Volpacchio
Frascati, Museo Tuscolano, Scuderie Aldobrandini dal 3 al 9 Settembre 2016

La vista di Frascati, per chi la raggiunge da Roma è davvero un bel colpo d’occhio. Sta appoggiata su una vasta collina ricca di vigne, orti e uliveti disseminata di Ville una più bella dell’altra. Ogni Villa offre lo spettacolo, a volte strabiliante di immensi, perfetti giardini.
E’ stata la sede di vacanze fin dai tempi dei Romani; anche il Papa durante le caldi estati Romane, si trasferisce ai Castelli.
La più bella è la villa Aldobrandini, dal nome di una nobile famiglia romana che ha dato al mondo Papi ed ecclesiastici di alto rango..
La villa è chiusa ai visitatori ma sono aperte le sue Scuderie.
Si tratta di un edificio monumentale con grande spazi all’interno che si affaccia sulla piazza principale. Le Scuderie sono state restaurate di recente e adesso ospitano il Museo Tuscolano al pianoterra dove è esposta una collezione di reperti archeologici , romani ed etruschi.
La parte interessante per noi, la ragione della nostra visita riguarda una importante Mostra di Quilt,. Il tema è l’acqua : il titolo “Water is life” ci porta subito dentro l’argomento : non c’è niente di così importante come l’acqua : la terra , ‘pianeta blu’, chiamata così perché nell’universo è la sola ricca d’acqua, si sta impoverendo ed inquinando sempre di più. L’acqua necessaria alla vita è una delle più importanti cause delle emigrazioni. L’umanità si sposta, da sempre, alla ricerca dell’acqua, per gli esseri umani è impossibile vivere senza. Come dice una didascalia di un quilt “.. puoi vivere senz’amore senza acqua no “.
La Mostra punta la sua attenzione sull’importanza e sul ruolo delle donne in questo frangente. Nelle zone dove l’acqua è scarsa o inesistente, sono le donne che si fanno carico di procurare l’acqua per il cibo, per far crescere i propri figli e irrorare gli orti.
La Mostra ben collocata e distribuita al I piano dell’edificio delle Scuderie, presenta ben 40 Quilt. La luce naturale che arriva dalle grandi finestre illumina speranzosa il ritratto di una grande tragedia umana.

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Possiamo cominciare dall’inizio . Il Quilt “Fonte di vita” è di Hellis Chatelain (147×147 ) Appena entrate, ci viene incontro il volto di un fanciullo africano, colpito da uno spruzzo d’acqua che lo disseta e lo invita a giocare. Colori e tecnica di ritratto molto efficaci.img_6343

Lily Grace e la Donna assetata”, di Susie Haas (188×178)
Un Quilt è diviso a metà da un corso d’acqua, da una parte c’è chi beve acqua pulita, dall’altra una bimba piange disperata. Senza acqua gli alberi non cresceranno, sullo sfondo tre donne portano sul capo grosse anfore piene d’acqua, dall’altra tre donne danzano contente.img_6319

“Milioni possono vivere senza amore, nessuno senza l’acqua “di Dawn Piasta (89×99)
Una silhouette tutta nera di donna che tiene la mano sul capo di un bambino sullo sfondo di una terra riarsa.
L’ONU stima che nel mondo solo 1 persona su 6 ha accesso alle risorse d’acqua pulita e il pianto di molte madri è troppo flebile per essere ascoltato.

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“Purificazione dell’acqua” di Yael David Cohen (89×125)
Grande fantasia di tessuti blu tutti riciclati e tinti a mano con aggiunta di pittura acrilica. 4 strati di stoffa. Il flusso dell’acqua assomiglia al processo creativo. L’artista usa riciclare le stoffe come si fa con l’acqua in Africa.

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Trova la forza nella sua rete” di Susan Fiorentino, (178×178)
Donne che pescano. La base è la tradizionale ‘Stella solitaria’ con tutti i colori del mare e una grande rete d’oro sospesa piena di grossi pesci. L’oro sottolinea la preziosità dei pesci e il valore della pesca fatta dalle donne al posto dei propri figli perché quelle donne pensano che sia meglio che vadano a scuola.

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“Il Continente Africa” di Laura Looke, (46×64)
Il Continente Africa rappresentato come un patchwork, pieno di colori, di stoffe diverse come è nella realtà con le culture, le lingue, le religioni diverse. Qui la sfida è portare l’acqua pulita per cambiare la vita di donne e bambini. Un gran rubinetto sovrasta e incombe sul Quilt, e alla base ci sono tre pannocchie di mais, le risorse dell’agricoltura.

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“Lei dà l’acqua che fa vivere” di Alma Lee Smith (48×150)
Sagoma nera di una donna africana che raccoglie l’acqua tutti i giorni come sta ad indicare il contenitore che poggia sulla sua testa. Lo sfondo è grezzo e vuoto. Molte scritte sul suo corpo, in bianco, affermano che l’acqua è libera, è di tutti ed è più preziosa dell’argento e dell’oro.

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“Un giorno al pozzo” di Susan Charles, (76×92)
Da un’esperienza svolta in un Centro sociale per un anno intero in Africa per capire l’importanza dell’acqua pulita. Il materiale d’origine consiste in foto scattate dalla stessa autrice ed inserite, stampate su stoffa, sul quilt.

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Il veleno delle Montagne Rocciose” di Luana Rubin (94×170)
Scarichi minerari tossici e rifiuti industriali hanno distrutto la possibilità di usare le acque, tutto il fiume Navajo ne è stato inquinato. Una impressionante storia di cronaca e di attualità. La bellezza della montagna e del paesaggio a contrasto con i teschi che scorrono nelle mortali acque del fiume.

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“Non importa da dove arriva, l’acqua è vita” di Margareth Becker (120×137)
Un Quilt che ci appare semplice, un po’ rozzo, ma è solo la prima vista. Una serie di foto stampate su tessuto, unite tra loro da bordi fatti in patchwork con delle scritte in nero, narrano a noi che diamo per scontato avere acqua corrente tutti i giorni nelle nostre case, quanto invece sia difficile per le donne africane procurarsela, specialmente in periodi di siccità. Un invito a risparmiare ed apprezzare l’acqua e a risparmiarla.

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Questo il racconto della Mostra, un po’ sommario certo ma ho cercato di metterci quasi tutto. Credo che la Mostra verrà portata anche a Roma prima di raggiungere gli USA, in modo che la possano vedere in molti, anzi spero moltissimi.

Tullia Ferrero settembre 2016
Scuola Romana Quilting

Riprendersi il passato

 

Già prima degli anni ’20 erano nati e si erano diffuse ovunque , le riviste dedicate specificatamente alle donne alla Moda ed con una spiccata attenzione ai lavori cosiddetti ‘femminili’ . Erano tante, quelle riviste, in bianco e nero, colorate, patinate, ma si parlava di lavoro femminile anche su quelli che non ne volevano parlare.

Tutti erano d’accordo nel dire : “quello che è stato considerato vecchio diventa oggi nuovo”.

Non importa quanto la vita si sia ammodernata e resa più veloce per le donne Americane, una specie di ‘revival’ del vecchio stile del quilt del passato le conquista anzi le riconquista con modalità e suggestioni diverse. Gli stili dei vecchi tempi vengono rinominati, oltre ai nuovi nomi si impiegano stoffe diverse, chiare dai colori brillanti . L’industria tessile legata al quilt cattura la fantasia di una nuova generazione impaziente e curiosa di addentrarsi nel mondo della storia del patchwork tradizionale, perché quella era la Storia e anche la bellezza di quest’Arte .

“ La vecchia moda suggerirà la nuova moda dei quilt perché non c’è niente di così leggero e moderno nel nostro tempo quanto la vecchia cara camera da letto delle nostre nonne. “

Così si trovò a dichiarare un giornalista sul Ladies Home Journal

La realtà è che le spose di quegli anni raramente tenevano conservate sotto il letto le pezze, gli avanzi di tappezzeria, le strisce tagliate dei loro vestiti da bambine, ma frequentavano una Scuola dove avevano imparato a selezionare i colori, e studiato tutti i disegni e le stoffe da abbinare a quelli. Le manifatture tessili e le industrie che facevano arnesi per alleggerire il lavoro artigiano collaborano con le quilters anche riproducendo stoffe come quelle originali di un tempo, come quelle che ancora oggi si chiamano old America o Civil War, di quando le donne erano obbligate ad indossare la crinolina.

Molti libri e riviste offrono ispirazione e istruzioni per il quilting. Una rivoluzione pacifica all’indietro per questa arte che ha deciso di rinnovare e di andare più in fretta, con un occhio a non perdere di vista tutto quello che si era accumulato nel tempo, riscoprendone tutta la bellezza e la semplicità.

Che cosa aveva causato così grande favore tra quelle donne attirate da un taglio di capelli maschile o dal gioco del bridge, che cos’era che attirava le ragazze in attesa di percorrere una brillante carriera dopo il College? Era nato il marketing, forse ?

 

Il ventesimo secolo trascorreva, le donne cambiavano abito, l’elettricità e il gas erano disponibili dappertutto. Stoffe, vestiti tutto si poteva comperare in grandi negozi, magazzini o attraverso il servizio postale. Esisteva da sempre un grande legame delle donne americane con la tradizione del lavoro di cucito, spesso solo manuale, e questo dura ancora oggi. Le compagnie rifornivano tutto quello che poteva servire per il quilt, il crochet, il punto a croce, ricamo. Per i crazy quilt si potevano comperare le stoffe già pronte per il ricamo, ma la popolarità di quello stile era ormai in declino, si andava verso la semplicità.

L’appliquè e il pieced continuano ad essere amati perché mantengono un forte legame con il vecchio stile e le donne erano aiutate nella realizzazione dai modelli forniti dai giornali e dalle riviste dedicati a loro. Questo è un modellino presentato su una rivista di lavori femminili. 4 fan jpeg

Ne è testimonianza elegante il quilt  che contiene un richiamo all’esotico, basato sui modellini disegnati da Nancy Cabot, (andate su Google e troverete tutto su di lei ). La Cabot, una quilter davvero interessante, includeva tra i suoi quilt questi titoli: La tenda araba , Il mulino ad acqua cinese, Le magnolie orientali , I Papaveri orientali, La lanterna giapponese. Souvenir dei suoi viaggi in Cina o in Giappone, era infatti una viaggiatrice ricercatrice, il suo ventaglio ancora oggi porta il nome di “Chinese coin”. Aggiunse al Quilt un sapore esotico, le sue idee vennero riprese da altri disegnatori. Era un momento in cui la fantasia voleva superare la realtà e un po’ di fantasia e di romanticismo riusciva a reinventare la realtà, anche attraverso il quilt.

In quel periodo, erano gli anni ’20-’30, anche Hollyvood contribuiva a soddisfare questo bisogno di esotico. Infatti proponeva film ambientati in Cina e diventavano famosi attori e personaggi asiatici, come Charlie Chan, Fu Manchu, Anna May Wong e si diffondevano nelle grandi città i Chinese Theatre.. la buona terraIl grande successo del libro “La buona terra” di Pearl S. Buck, che vinse il premio Pulitzer e divenne anche un bel film (molto popolare anche da noi ), tutto questo riportò in voga i ventagli e tutto quello che parlava di Oriente.

 

I giornali fornivano anche utili consigli insieme con i kit, già tagliati perfetti, non esisteva ancora il rotary-cutter così utile oggi, che alleggerivano il lavoro di giorni e giorni per il taglio dei pezzi da 2 ½ “ come per il quilt Viaggio intorno al mondo , che contiene più di duemila pezzi tutti uguali.9 viaggio intorno al mondo I consigli venivano elargiti anche per il faticoso trapunto a mano : “ se lavorate per molte ore le vostre dita diventeranno davvero molto doloranti. Il rimedio per questo è immergere le dita in acqua calda e allume che proteggerà la vostra pelle. “

 

7 quattro rondiniIl kit del Quilt “ Quattro rondini”, a metà degli anni ’20 fu pubblicato su “Patchwork Quilts” : insieme ad una collezione di 37 blocchi ‘old-time ‘.La Quilter che dette il nome al quilt scrisse : “Serve solo un po’ di immaginazione per vederci quattro rondini in volo insieme. “ Il disegno è molto efficace con le rondini in blu e rosso sul bianco, il prezzo del modello era 15 cent.8bis rondini

 

La “Ladies Art Company”, associazione di Quilter, andò avanti e compilò una selezione di più di cento modellini messi poi in un catalogo che si poteva ricevere per posta , includeva anche un color-palette e le istruzioni di base per le quiltmaker.

Il catalogo restò una grande risorsa popolare, la cosa migliore per le appassionate di quilting, veniva inviato per posta (I grandi Negozi di vendita di kit , attrezzi da lavoro e prodotti realizzati lo fanno ancora adesso e in tutto il mondo ). La Posta in America è sacra ed arrivava dovunque.

 

Vorrei a questo punto presentare una donna, una quilter, che entra in scena all’inizio del secolo e che è stata davvero una innovatrice .

20 MarieWebsterIl suo nome è Marie Daugherty Webster ed era di Marion nell’Indiana . Questa donna è accreditata come quella che ha cambiato permanentemente il look e lo stile dei quilt in America. Con i suoi disegni originali, tutti realizzati con colori chiari e linee ondulate, conquistò e dominò tra il ’20 e il ’30 il mercato. Marie stabilì una nuova estetica che le quilters americane seguirono. Nella sua città d’origine le è stato dedicato un Museo creato nella stessa casa dove aveva vissuto. Rimasta vedova abbastanza giovane, aveva un solo figlio, è morta all’età di 97 anni.

Vediamo un po’ in che cosa i suoi quilt si differenziavano dai precedenti14 marie-webster-poppy-quilt_1I suoi quilt presentavano un medaglione centrale, il suo più famoso e imitato : “ I papaveri “ 93inx81in, tutto in cotone e tela di lino. Realizzato in Indiana nel 1912.

 

Gli elementi del suo disegno, le curve piene di eleganza e il colori pastello furono ripresi e copiati anche da altri disegnatori destinazione diversa.

Furono le sue amiche a sollecitarla a pubblicare i suoi “appliqué floral” sulla più importante rivista di lavori femminili. L’editore del “ Ladie‘s Home Journal, restò impressionato e invitò la Webster a presentare i suoi quilt al fine di una pubblicazione. Quattro dei suoi quilt riempirono le pagine del numero di gennaio 1911 della rivista, la didascalia riportava la proibizione di copiare i modelli dei quilt, ma Mrs. Webster era disponibile a rispondere a tutte le domande che li riguardavano e inviare per posta i disegni stampati. Tre anni più tardi Mary pubblicò il primo testo , ricco ed esauriente: “Quilt , la sua Storia e come realizzarli”.

19 Marie Webster Quilts how to make them15 Il LibroUna tappa storica per le quilters. Il libro riportava molte foto e disegni. Si partiva dalla Storia del Quilt dall’antichità all’oggi. Una grande attenzione all’Oriente, all’Egitto, alle storie della mitologia greca (Aracne e Penelope), l’invenzione del telaio in Cina 2500 anni prima di Cristo.

Il libro fu un successo straordinario e le lettrici chiedevano a gran voce la possibilità di ricevere i modelli dei disegni.

Trasferire i modelli sulla stoffa ed applicarli era cosa già nota ma la Webster aggiunse qualcosa, abituò a riportare la copia di ogni sezione del disegno su carta e poi appoggiata sulla stoffa di base segnarla con una penna per tutto il contorno sulla stoffa.

I modelli venivano a costare 50cent. Era nato il kit.1 alfabeto modellini

Tutta la famiglia l’aiutò a comporre i modellini e sua sorella scrisse e illustrò tutte le istruzioni per l’appliqué .

La Webester , adesso aveva delle collaboratrici, offriva una serie variegata di quilt. Ogni singolo disegno veniva venduto in differenti formati con accanto le istruzioni scritte. Il top parzialmente completo, oppure una scatola che conteneva i modelli dell’appliqué direttamente stampati sulle stoffe colorate e la stoffa del fondo con stampate le linee e le posizioni dei blocchi e il tracciato del quilting.

Alla fine degli anni ’30 questi kit costavano dai 6 agli 8 dollari e le istruzioni 50/75 centesimi. Erano tempi di crisi economica questi prezzi per molte erano al di sopra delle possibilità economiche. L’unica via per quelle donne di ottenere i disegni e i modelli di un quilt era scambiarsi i modellini e copiare l’una dall’altra.

Il suo libro fu pubblicato per ben tre volte, l’interesse per il quilt cresceva. La Webster veniva invitata ovunque a tenere conferenze per parlarne. Il suo quilt più famoso ormai veniva offerto come kit, parzialmente finito o finito, i prezzi si aggiravano su 10, 40 e 90 dollari.

La Webster confessava che il segreto per fare un quilt bello e ben fatto sta molto nell’uso di un tessuto di buona qualità sia per i disegni che per la base (Foundation). ( io aggiungo passione e pazienza ).

Il suo libro viene ancora oggi ristampato.21 Morning glory

Ogni donna interessata poteva farsi il proprio quilt. Ci fu un Revival del mito coloniale (questo sarebbe un capitolo a parte ) della vecchia tradizione : lo slogan era : “tenetelo da conto come un tesoro se avete avuto un quilt in eredità dalle vostre nonne, se non ne avete , fatevi il vostro così potrete domani farne la vostra eredità”.

Questo era un incoraggiamento sensibile alla tradizione.

La situazione di quel momento diventò un incentivo per le donne a dedicarsi al fare quilt. La Grande Depressione seguita dal razionamento della benzina, delle stoffe; mancava tutto e gli sforzi per la II Guerra mondiale costrinsero gli Americani a pensare ad un differente uso delle risorse.

Ecco torna alla memoria l’epoca dei pionieri, si pensa ai sacrifici forzati che le loro nonne avevano dovuto affrontare nel secolo precedente, quindi le quilter si ispirano molto ai quilt vecchia-moda. Usano scraps, si lavora  tutte insieme con le amiche e si fanno copriletti a mano invece di comperarli. Nascono i modern-quilt bee per parlare e scambiarsi notizie e modelli presi dai giornali e le riviste. Il desiderio delle quilters di modelli è insaziabile sia per i nuovi che per i vecchi e per quelli diversi innovativi e migliaia di questi riempiono il mercato.

Crebbe in quel periodo una pletora di nuovi scrittori, giornalisti che si ispiravano nei loro scritti al quilt. E’ incredibile quanti romanzi venivano scritti e pubblicati con al centro un quilt o la storia di una quilter. Questo succede ancora oggi, ci sono scrittrici che pubblicano addirittura romanzi in serie attorno a questo tema.. All’inizio del secolo a volte erano in concorrenza fra loro e questo faceva bene al mercato. Ogni settiman a le riviste presentavano un quilt completo fatto a blocchi, pronto per essere realizzato, ognuna avrebbe potuto personalizzarlo e dargli un nome.

11 Marie WebsterAncora oggi rimane una domanda : Che cosa c’è in un quilt che continua ad attrarre tante persone ? Marie Webster poteva dirlo molto bene nel suo libro del 1915 :

 

“ in realtà ci sono più apatia e ozio nelle città affollate e piene di movimento che nella quieta campagna. Le donne di città sono assediate da allettanti distrazioni e stanno tornando sempre di più verso il Patchwork come verso un affascinante calma- nervi. Non trovano qui soltanto una specie di unione tra sé stesse e il quilt, ma anche un gran beneficio derivato dall’aver trovato un nuovo interesse nella vita, qualcosa di buono, e di valore da costruire da sé.”

Tullia Ferrero, rielaborazione da articoli di Marion Hanson Debora Rake e Merikay Valdvog Giugno 2016

P.S. Ricordo che su Pinterest si trovano molte immagini e informazioni a proposito di Marie Webster e Nancy Cabot, e su ” Gutemberg project ebook” l’intera trascrizione del libro di Marie Webster in inglese e in b/n.

Agriturismo il Rigo

La Valle d’Orcia, l’Agriturismo “Il Rigo”: un week-end di patchwork con Anna Maria Turchi

Quando Rita ha sentito che andavo al Rigo: “ perché non me l’hai detto ? E’ una vita che voglio andarci, sembra sia un posto bellissimo”, così mi ha apostrofata e le sue parole mi hanno convinto ancora di più della bontà della mia scelta.

Siamo partite da Roma, la mattina di un venerdì piovoso. E’ venuta a tenermi compagnia la mia amica Nadia, che non è troppo appassionata di patchwork, ma di gite sì. Con la mia vecchia auto piena di ferite ma non di medaglie , uscite da Roma ci siamo trovate sull’Autostrada verso Firenze, non la percorrevo da anni L’appuntamento era trovarci a Bagno Vignoni per il pranzo.

La vecchia auto si è comportata bene e ci ha portate fin lì.

Che commozione guardare intorno e che tripudio di ricordi. Ero proprio lì.

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A cavallo tra due secoli, finisce l’800 e comincia il ‘900

Oggi vorrei parlare di storia , di un momento importante che cambiò la vita, il modo di vivere delle persone e portò delle novità anche nell’evoluzione del quilting.

Un periodo che si colloca alla fine del 19° secolo e che segna un cambiamento nel mondo industriale e manifatturiero inevitabile che quel progresso così radicale non vada a toccare e mutare le abitudini, anche quelle che riguardano il quilting, staccandolo da tutto quello che c’era stato prima, in una ricerca continua da parte delle donne che lo praticavano, parliamo della Rivoluzione industriale, come viene chiamato nei libri di Storia.

Abbiamo conosciuto l’ Appliquè, conosciuto da tutti col nome Baltimora dalla città di provenienza. Uno stile che mescolava differenti immagini: fiori, architetture , figure umane, navi, monumenti pubblici, carrozze, animali il tutto reso da disegni precisi, che riproducevano quelle realtà in scala , tutti riconoscibili, piaceva molto era un genere elegante, lontano dal genere tradizionale, quasi sempre povero. Appariva di gran classe , era pieno di colori., (io direi qualche volta un po’ pomposo).

Questi quilt erano prodotti quasi esclusivamente per le case di persone appartenenti alla media o alta classe sociale, i ricchi per intenderci, per ricordare ricorrenze e feste nazionali, dedicati a personaggi storici, con le storie della loro vita. Le stoffe erano allora ancora molto costose e non troverete un Baltimore in una casa di campagna o della periferia operaia della città ( molti sono invece nei musei o usati come oggetti storici, oggi sappiamo tutti cos’è il Baltimore, lo pratichiamo ma non ci inseriamo più leoni e trombe e bandiere. )

I prezzi delle stoffe cominciarono a diminuire perché l’agricoltura produceva sempre una maggiore quantità di cotone grezzo, e le fabbriche di prodotti tessili, cotone ed altro, aumentarono la loro produzione Era la rivoluzione industriale, i nuovi macchinari riproducevano in quantità impensabili prima, stoffe di tutti i generi.

La moda femminile ha un incremento ed un’attenzione sempre maggiore e va a finire rappresentata anche lei nel quilting.

Moda femminile nel quilting
Moda femminile nel quilting

Nel 1870 i cotoni stampati venivano venduti per pochi penny, e quel che più conta fu che la produzione era accessibile in tutta l’America, con una varietà di colori e fantasie davvero straordinaria, ottima per il quilt. Non dimentichiamo che si era anche diffuso l’uso della macchina da cucire, fin dalla metà dell’800, una novità assoluta, e se ne diffuse l’uso a macchia d’olio nel mondo .

Anche se molte donne erano restie ad usarla poi se ne convinsero, i tempi di lavoro diventavano veramente irrisori rispetto al passato, paragonarli tra loro mostravano delle differenze di tempo incredibili. Gli stessi conservativi Amish della Pennsylvania cominciarono ad usare le macchine per unire i pezzi più larghi dei loro quilt.

Credo sia giusto e utile fare una pausa per parlare di Barthelemy Thimonnier, un sarto francese che inventò nel 1830 una semplice macchina da cucire. Con 80 di queste macchine costruì una manifattura per realizzare abiti per l’esercito. Ma nel 1850 la lega dei sarti organizzò una vera sommossa contro di lui, pensavano che le sue macchine avrebbero distrutto il loro lavoro ( accade ai grandi inventori di essere ostacolati e incompresi ) e gliele distrussero. Bartholemy non si arrese, era nato povero era il maggiore di sette fratelli e aveva una volontà di ferro. Riprese a studiare e presentò una nuova macchina, più efficace alla grande Mostra Internazionale di Parigi. Gli Inglesi comprarono il suo brevetto e andarono avanti mentre in America veniva data molta attenzione alla nuova scoperta, fino ad arrivare a Isaac Merrit Singer , che partendo dal modello di Thimonnier, conquistò tutti i mercati diventando milionario. Vendeva macchine da cucire a rate, 5$ al mese.

Macchina da cucire con manovella
Macchina da cucire con manovella

Non ci rendiamo conto di quanto sacrificio sia costato lottare per realizzare la modernità, che faceva spavento. Molti tradizionalisti paventavano la distruzione della Società in cui avevano vissuto e prospettavano orizzonti e futuri terribili.

La macchina da cucire oggi è il pane quotidiano, la usiamo con disinvoltura, ne cerchiamo sempre di più moderne e accessoriate. Certo aiuta il nostro lavoro. Il povero Barthelemy morì povero così come era nato: il suo paese di origine gli ha dedicato un bel Museo .

Si era ormai in piena “Rivoluzione industriale” , il “vecchio” veniva travolto in un clima di cambiamento ineluttabile.

Durante questi anni il lavoro delle quilters, specialmente negli USA, assume un carattere diverso, si evolve. Non si realizzano quilt solo all’interno delle famiglie per il corredo , ma si fanno anche per poterli esporre, nelle mostre specializzate e dedicate a loro, concorrendo e vincendo premi da molti zeri.

Nascono nelle città negozi specializzati che offrono non solo stoffe ma quilt finiti in vendita, realizzati da donne che conservano l’anonimato, perché di solito li facevano per mantenere la propria famiglia. Il quilting comincia a diventare un vero e proprio businness.

Queste signore erano delle vere professioniste nel loro lavoro. Alcuni dei loro quilt venivano premiati, il negozio di tessuti dove era stato realizzato se ne prendeva il merito, diventava famoso e accresceva i suoi affari.
I modelli più diffusi venivano citati dalla stampa specialistica, con fotografie e potevano essere copiati. Si pubblicano i disegni dei quilt vincitori di premi, che vengono proposti dai negozi con i relativi modelli.

Un gusto quasi pittorico ispira alcuni quilt innovativi nei contenuti e nelle forme : si ispirano a un ritorno alla natura contro il trionfo della rivoluzione industriale, alla ricerca di un rapporto tra la natura e l’essere vivente .
Questo “Pictorial Quilt” è in lana e seta.

Pictorial quilt, 1870-1890, lanae cotone
Pictorial quilt, 1870-1890, lanae cotone

C’è del simbolismo nella rappresentazione della natura con tutta la sua bellezza: un piccolo cane affronta un serpente, il cane è il simbolo di protezione della vita, il serpente è un’allusione all’Eden e alla perdita per l’uomo della grazia, di chiara ispirazione biblica. Si tratta di un’ importante creazione, che vuole esprimere i valori di un tempo in quell’epoca di passaggio che forse creava qualche paura. Il quilt era stato pensato per un copriletto o copritavolo. Le intenzioni dell’autrice qui sono espresse con chiarezza e non prevale, come nei crazy tanto ammirati all’epoca, la sensazione di ‘horror vacui’ tipico di quei quilt che ti stordivano, dove c’era di tutto, ma il desiderio di rappresentare la natura con la sua bellezza e senza enfasi.
Contemporaneamente, ma negli USA, uno sviluppo notevole ci fu nello stile del quilt giapponese che con i suoi caratteristici motivi, venne assorbito dal quilting americano.

Già un certo gusto giapponese esisteva nello stile del “crazy”.

I Giapponesi sono sempre stati molto attaccati alla tradizione, non amano praticare l’astrazione e il simbolismo, come stava accadendo in Europa e negli Usa, ma usano uno stile rappresentativo delle loro realtà. Usano i colori rosso, bianco e nero, i colori della loro bandiera. L’arco dentato vuole rappresentare ‘ il sole nascente,’ perché loro sono il paese del “sol levante”.

"Rising Sun", Ohio
“Rising Sun”, Ohio

Il Quilt ha molte moltissime curve, da tenere sotto controllo nella fase del cucito, l’autrice si deve essere scontrata con la difficoltà di farlo restare piatto, infatti il quilt mostra i segni di tecniche improvvisate, inventate sul momento per ovviare al difetto ondulato quando si presentava. Mi piace pensare, ma forse non c’entra niente, che qualcuno volesse evocare le onde del mare, tema molto ricorrente nella pittura giapponese ,
Creatività, modernismo, desiderio di rappresentare la realtà , quella di tutti i giorni senza enfasi e finzioni (mi fanno pensare ai giudizi espressi in Francia sull’impressionismo contemporaneo, rifiutato dai più perché troppo realistico, brutto, dicevano…. ), queste erano le ambizioni delle quilters di quegli anni.

Yo-yo
Yo-yo

Si parte dal genere “postage stamps”, quilt composti da pezzi minuti come francoboli. Venivano usati molte migliaia di pezzi, etichette, nastri commemorativi o pubblicitari, yo-yo, puff . Alla fine del lavoro le autrici attaccavano un’etichetta non solo con il titolo ed il proprio nome, ma aggiungevano il numero dei pezzi . Questo fa pensare, oggi, a una specie di gara, una sfida a chi faceva i numeri più alti.

Qualcuna invece pensò che molti di quei piccoli pezzi si sarebbero prestati, messi insieme a rappresentare immagini realistiche usando la tecnica del piecing più che quella dell’appliqué.

"An American Home"
“An American Home”

Nel quilt “ An American home” c’è il tentativo, riuscito secondo me, di rappresentare la propria casa con molti particolari , usando cotoni poco costosi. L’autrice è riuscita a creare chiaroscuri, ombre usando differenti colori. Di sicuro, guardandolo da vicino, si nota che l’autrice è stata più attenta alla rappresentazione della sua casa, che alla perfezione dei punti. Il trapunto è ridotto al minimo e il quilt è tutto a mano, la macchina da cucire è stata usata solo per attaccare il binding. Si pensa che fosse destinato per il letto di un ragazzo, è stato lavato molte volte e quindi danneggiato, così ci è arrivato un po’ malconcio, ma il cotone ha resistito. C’è un particolare per me inquietante , indecifrabile, davvero moderno, che rappresenta un uomo seduto su un treno, fortemente stilizzato, difficile da riconoscere, sta collocato sulla parte bassa della coperta, forse il ricordo di un viaggio in treno, indimenticabile o altro….? l’autrice anticipa tendenze dell’arte ancora da venire.

"uomo seduto sul treno" particolare da "An American Home"
“uomo seduto sul treno” particolare da “An American Home”

L’idea di fare un quilt del genere ( le casette, la Scuola, già esistevano come modelli della tradizione ) potrebbe essere arrivata all’autrice dall’acquisto di una foto della sua casa fatta da un fotografo itinerante , che di solito offrivano ai privati la loro opera per un costo ragionevole. Questa fotografia le riportava il ricordo della casa e il desiderio di tradurre la foto in un quilt le permetteva di metterci qualcosa di suo, di poter aggiungere un po’ della sua fantasia.. Forse non sapeva dipingere ma voleva mantenere il ricordo casa, per sé e i suoi figli. Una romantica innovatrice persa nelle campagne del New England.

Molte delle foto in questione finivano ad adornare le pareti dei negozi di barbiere, questo almeno fino alla fine del 1800 e costituiscono pezzi interessanti della vita vissuta agli albori del nuovo secolo, il 1900.

 

Tullia Ferrero – Scuola romana Quilting
24 Marzo 2016

Logo Scuola Romana Quilting

 

I Link da guardare, per quel che riguarda la macchina da cucire :

– Il Museo Thimonnier a Amplepuis sul Rodano

– The secret life of sewing machine

sono su You-tube e ce ne sono anche altri.

“Il Pinocchio nascosto”. Incontro con Annamaria Brenti

Due le cose che mi hanno colpito guardando i suoi Quilt e sono quelle citate nel titolo del resoconto dell’incontro che tenterò di raccontare.

Anna Maria Brenti
Anna Maria Brenti

E’ venerdì pomeriggio, la sala è già affollata e lei è già lì. Sottile, pallida, gli occhiali leggeri non nascondono gli occhi, i capelli lunghi sulle spalle sono leggermente mossi, il vestito chiaro è molto semplice con una ricercata rifinitura dei bordi ricamati.

Il suo sorriso ti colpisce da subito, è cordiale, empatico, sincero. Ama parlare, parla del suo lavoro, della sua vita, l’uditorio numeroso della Scuola Romana Quilting silenzioso e attento la segue.

Una vita girovaga, segnata da esperienze ,contatti, amicizie formative.

Negli Stati uniti molto a lungo, in Giappone, Svezia, Israele, in Svizzera e su tutto aleggia protettiva la Matematica : lavora e si ispira ai luoghi dove vive, dove ha vissuto , senza mai dimenticare l’Italia, Firenze “dentro da la cerchia…”(1)

tutto in chiaro/scuro su seta bianca dove tutti i particolari dei motivi architetturali sono resi con un fitto trapunto con filo scuro, Strabiliante, Assisi, vista da lontano, con i mosaici che fanno la base della città : Orfeo che incanta le belve; il Fontanone alle porte della Città, le forniscono l’ispirazione per i suoi quilt,(, la pittura di Ambrogio Lorenzetti a Siena (Il Buon Governo ) citato e riprodotto in seta, così Paolo Uccello, le lepri della Battaglia di San Romano, motivo che ritorna anche in uno dei suoi ultimi quilt ,quello con i cipressi, un’infinità di spunti dalla Storia dell’Arte e dalla sua Regione, la Toscana.

L’inizio negli Stati Uniti, è stata una principiante ed ha avuto una Maestra. Indaga sui colori gli abbinamenti del quilt tradizionale e scopre le stoffe. Impara come tutte dagli errori. Diventa una specialista del quilting tutto a mano, anche il trapunto, soprattutto quello e che trapunto ! Diventa subito brava e la chiamano ad insegnare, negli States non può avere un contratto di lavoro e la pagano con le stoffe. Incontra il mondo Amish e da loro impara uno stile sobrio di colori forti. Studia e pratica il quilting in continuazione e sperimenta. (2)

Per commemorare lo tsunami in Giappone, nell’ambito di un concorso internazionale contribuisce con un suo quilt dove inserisce elementi della cultura italiana, dedicato ai bambini che non dovranno mai più soffrire, versi di Gianni Rodari e un piccolo Pinocchio ricamato in rosso. Sempre pensando al Giappone crea “Il giardino zen” un luogo perfetto, tranquillo dove regna l’equilibrio e che rappresenta un po’ lo scorrere della vita insieme alla ricerca di un’ascesi spirituale.

Una visita ad Israele, Jericho, quasi un pellegrinaggio, un quilt tutto di foto. L’Egitto, il deserto ,le rocce, le Piramidi tutto l’affascina e lei riproduce paesaggi, impressioni fuori del tempo, sempre collegate con le immagini dell’Arte antica.

Poi viene la Svezia e un soggiorno, freddo, nevoso; va ad abitare accanto al “Giardino dei Matematici” . Dalla Matematica , dai suoi teoremi, dai suoi teorici (è lei stessa laureata in Matematica e sposata ad un Matematico) trae spunti felici.

Il teorema di un matematico francese del 17°secolo, Pierre de Fermat (3), risolto poi solo ai nostri giorni dall’Inglese Andrew Wiles , riesce a tradurlo in un grande Quilt lavorato sia sul davanti che sul dietro. Il Quilt è stato donato e oggi è visibile all’Università di Gerusalemme, all’istituto di Matematica intitolato ad Albert Einstein. I nomi dei due scienziati sono ricamati come le date delle loro scoperte. Un quilt commemorativo, qui sono state usate stoffe di seta e i pezzi di patchwork, i più piccoli misurano dai 2 ai 3 millimetri.

Passano sul video del Laboratorio della Scuola le immagini di altri quilt , accompagnati da un fiume di parole che li vuole illustrare e spiegare e mentre ancora si sta riflettendo su quello che si è appena visto, ti passa davanti un’altra meraviglia.

I fiori e la Matematica, tre pannelli con fiori pensando a Della Robbia, il grande ceramista del Rinascimento italiano, un intarsio dove ad interrompere il fiore, reso mirabile dall’uso di stoffe di seta che gli danno volume, formule e teoremi resi col trapunto bianco su blu.

Che dire ? Potrei continuare per altre pagine e di più, si sente il bisogno di approfondire; il suo curriculum è pressoché infinito, ma credo che a questo punto potrei dare un buon consiglio, andate a guardare sulle pagine on-line dedicate ad Annamaria Brenti, anche solo alcuni dei suoi Quilt , state attentissime ai particolari.(4)

Il lavoro di Annamaria Brenti proclama il trionfo dell’Arte tessile illustrata in tutte le sue possibilità per rappresentare il mondo che ci circonda, le persone, gli oggetti, senza dimenticare, perdere la Poesia che c’è in ogni cosa, in ogni ricordo , in ogni emozione vissuta.

Sono convinta che Annamaria abbia lasciato un segno profondo nel pubblico presente venerdì pomeriggio alla Scuola Romana Quilting e io stessa sento di essere stata fortunata a partecipare non solo con gli occhi e di aver fatto un bel passo avanti nella mia conoscenza dell’Arte del Quilting.

Grazie Annamaria, a presto.

NOTE
(1) Citazione da Dante Alighieri : Paradiso

(2) mi ha molto colpito il fatto che quando nomina il sostantivo quilt lo dice al femminile, la quilt, come diremmo noi l’imbottita, la coperta. Noi invece siamo abituate a usare il termine al maschile.

(3) Il Teorema o congettura di Pierre de Fermat ha avuto bisogno che passassero quattro secoli per la sua soluzione. Il teorema è stato risolto ai giorni nostri e spunta raccontato in Romanzi e fiction, citato anche nel famoso cartoon “I Simpson” per esempio.

(4) consiglio un bel documentario su YouTube, dove troverete quasi tutto di Annamaria Brenti . Il titolo: “dentro da la cerchia antica..”, un omaggio al Rinascimento italiano, Firenze, Siena, Perugia e i fiori di Gentile di Fabriano. La Mostra a Palazzo Rospigliosi a Zagarolo.

Facile da trovare.

 

Tullia Ferrero – Scuola romana Quilting
Venerdì 13 Febbraio 2016

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Crazy Quilt

Irregolari contro le Regole: “Crazy quilt – Mania”

“Crazy” è un aggettivo e significa letteralmente matto, folle, confuso lo aggiungo io.

Crazy applicato a un quilt ? sembra strano , che cosa ci aspettiamo di trovare ? vediamo un esempio : una mia cara amica direbbe “una gran caciara”, ma guardiamo più da vicino.

Una risposta solo descrittiva dice che è fatto di pezzi irregolari ossia di diversa misura e qualità, messi insieme in ordine fantasioso, uniti tra loro con cuciture ricamate ( spesso per nascondere brutte cuciture, o buchi ) ma la superficie di tutti i pezzi è abbellita da un ricco repertorio di ricami fantasiosi anche complessi, alcuni davvero particolari, con l’aggiunta di pezzetti di pizzo pregiati, bottoni e tutto quello che si vuole. Si usa di tutto, materiali casalinghi conservati con cura e riciclati, cappotti, camicie e anche guanti; il ricamo spesso è eseguito con filo di lana anche grosso. Perché il crazy non è solo come si pensa elegante e incomprensibile al primo impatto, si presenta anche povero e rozzo.

L’effetto primario è la sensazione di una bellezza e ricchezza ma andando più a fondo ogni “crazy quilt” presenta una peculiarità che riguarda e appartiene ala sua autrice, che vorrebbe dire chi è, quello che ama, le sue memorie in un guazzabuglio di elementi diversi.

Come si arriva a immaginare e costruire una struttura di quilt di questo tipo ? Si comincia dal quilt tradizionale naturalmente con i suoi blocchi i trapunti e le fodere. Mi piace pensare che mettere da parte le ‘buone regole del quilt, rappresenti una reazione forte, ragionata, alla tradizione e alle sue regole fisse, quasi obbligate (spesso i crazy non sono nemmeno quiltati ) e mi piace credere che significhi una ribellione a più di qualche secolo di tradizione.

Il picco della produzione di quilt avviene nella seconda metà del XIX secolo : siamo in piena era Vittoriana per la Gran Bretagna, dove si invitano le bambine alla gioia del cucito. La Gran Bretagna ormai è un Grande Impero che spazia fino all’estremo Oriente, e negli Stati Uniti Abramo Lincoln ha abolito la schiavitù e fatta approvare la Costituzione democratica. Lincoln verrà assassinato ( succede spesso ai Presidenti degli Stati Uniti )Vittoria vivrà oltre i novanta anni ( succede anche questo alle Regine britanniche ) lasciando di sé un’immagine di simbolo morale di fedeltà, non solo al defunto marito, ma al suo Paese.

Una digressione storica che spero stimoli e non annoi.

Che fanno le donne in quel pezzo di secolo ? Dove sono arrivate ? L’emancipazione degli schiavi è servita anche a loro ? Viaggiano e inventano. Parliamo di borghesi benestanti, con una buona educazione . In genere i quilt erano fatti da donne povere per quelle ricche che potevano pagarli, ma le povere continuavano a farsi con fatica anche i propri, personali quilt che erano una parte importante in ogni corredo.

Il grande Impero portava ricchezza e l’Oriente, l’Asia erano più vicini e insieme alla ricchezza, arrivavano la seta e i velluti. Inghilterra e Stati Uniti erano uniti in molte cose importanti : una di queste era il quilting che le pioniere dalla Gran Bretagna avevano portato e diffuso dappertutto. E il crazy si diffuse non solo come una Moda ma come una gara tra le britanniche e le americane.

Ed ecco un buon modo di usare tutti i tessuti in grande, assoluta libertà, il crazy offre una occasione fantastica e uno stile, una tecnica per personalizzare il proprio lavoro.

Si può usare tutto, nastri , messaggi, memorie di amici e parenti, ricordi di vittorie sportive, nastri, pezzi di abiti dismessi, ritratti , il tutto unito, tenendo conto dell’omogeneità dei colori ma non tanto e sempre, vengono usate anche le stoffe novità come il rayon e gli acetati che vengono commercializzati solo all’inizio del XX secolo.

Avviene nelle quilters che adottano il crazy una specie di rifiuto della tradizione che chiedeva che fosse tutto regolare e geometrico, il crazy diventa un’espressione di libertà rispetto alla tradizione, uno sforzo creativo che cercava di combinare diverse estetiche ma che alla fine cercava come sempre di vuotare la scatola delle pezze. Quindi il crazy soddisfa quasi tutti, incorpora la tradizione, conservando la disposizione dei blocchi ( certo in un modo stravagante ! )

Qualcuno l’ha descritto come una pausa in una conversazione noiosa e il crazy era lo scoppio di una risata ( “faccio come mi pare ! ” ). Ed erano brave, fantastiche innovatrici e creatrici di bellezza.

Il messaggio comunque era che il quilting non era più una cosa statica, ma dinamica aperta alle influenze che possono essere interpretate, cambiate e incorporate come parte dello sviluppo del quilting.

Basta guardare all’oggi , loro sono state l’inizio: molta tradizione è stata cambiata, si è evoluta. La tecnologia ha aiutato. L’estetica crazy, giusto usare questo termine, e credo non sia stato facile cambiare così radicalmente, coniuga e unisce : astrazione, asimmetria, irregolarità ecc., denota una vera ribellione, apre la strada e anticipa la complessità di quello che verrà dopo, fino al Cubismo e all’Astrazione vera e propria ( due esempi : Picasso, Braque ) Il radicale approccio al cambiamento si avvicina a quello dei pittori all’Impressionismo: volevano anche loro spezzare col formalismo della rigida Arte accademica e se ne misero fuori.

Il crazy con le sue trasformazioni apre la strada al Modernismo è un momento di passaggio irripetibile a tutto il resto che verrà poi.

Devo confessare che non amo molto lo stile crazy, ma lo trovo interessante e utile e mi piace pensare a quelle donne che lo praticavano, alla fine del XIX secolo, oggi i loro lavori sono appesi nei Musei più importanti. Penso che molte di loro praticavano Arti diverse e in piena libertà: per esempio la pittura, la fotografia , per non parlare di quelle che scrivevano da sempre.

Possiamo ricordare i nomi di qualcuna di loro, che si sono dedicate all’arte, alla politica : Marianne Norton dipinge con grande eleganza (non è Turner, che è morto da poco) e precisione tutte le specie vegetali, i suoi quadri sono esposti in un Museo a Richmond GB, e Lady Ashton, la prima deputata del Parlamento inglese- conservatrice. Ce ne sarebbero un’infinità di altre anche negli USA.

Nasceva una sensibilità particolare nei confronti della politica e in particolare quella che discuteva dell’emancipazione arrivava alla richiesta a gran voce di un diritto negato per secoli alle donne : quello del voto, grazie a loro si arriverà al suffragio universale.

Che dire per finire, quello del Crazy è un momento del quilting che avrebbe bisogno di un esame più approfondito : io mi ci sono dedicata e credo di aver capito qualcosa, leggendo e cercando e questo è il risultato.

 

Rules versus No Rules: Crazy Quilt Mania

TRADUZIONE DI CLARE RUSSELL

“Crazy” literally means mad or insane and I personally would add “confused”. What does “crazy” mean when applied to a quilt? It seems a strange concept – what do we expect to discover? Let’s look at an example: a dear friend of mine would say “it’s complete bedlam”, but let’s look more closely.

A purely descriptive definition says that it’s made of irregular-shaped pieces of different measurements and weights of fabric, put in an imaginative order, sewn together with embroidery (often to hide ugly blemishes or holes) and the surface of all the pieces embellished with a rich repertoire of imaginative and complex stitches. Some details are made with the addition of tiny pieces of fine lace, buttons and anything else you want. You can make use of everything, treasured household materials, recycled jumpers, shirts and even gloves: The embroidery often uses quite heavy woollen yarns. “Crazy” isn’t just something elegant and difficult to understand at first sight, but also can appear rough and poor.

The most immediate impression is a feeling of a beauty and richness but, looking more closely, each crazy quilt is unique and the work of its creator, and tells us who she is, what she likes, and her memories, in a hotchpotch of different elements.

How do you manage to conceive and make a quilt of this type?   Naturally you start with the traditional quilt with its blocks, stitching and lining.

I like to think putting aside the “proper rules of quilt-making” means a bold and reasoned reaction to tradition and its fixed and immoveable rules ( often crazy quilts aren’t even quilted) and I would like to think that it indicates a rebellion against more than several centuries of tradition.

The peak production of this type of quilt occurs in the second half of the 19th century: we’re in the High Victorian period in the case of Britain, where girls were encouraged to enjoy sewing. Britain was a great empire which stretched to the Far East, and in the United States, Abraham Lincoln had abolished slavery and established a democratic constitution. Lincoln would be assassinated (something which happens often to Presidents of the United States), Victoria would live for more than ninety years (which also tends to happen in the case of British queens) leaving an image of morality and fidelity not only to her dead husband, but to her country. (A historical digression which I hope will amuse and not annoy.)

What did women do in that period? What have they achieved?  Did the abolition of slavery apply to them? Let’s see. We’re talking about a well-established middle-class with a good education. In general quilts had been made by poor women for rich women who could afford to pay for them, but the poor continued to work on their own personal quilts which were an important part in all their provisions.

The great Empire brought riches and the East and Asia were nearer to and part of wealth. Silks and Velvets arrived. Britain and the United States were united in many important ways: one of these was quilting, which pioneers from Great Britain had brought with them and spread to all parts of the country. And crazy quilts spread not only as a fashion but as a competition between British and American women.

Here was a good way of using all sorts of materials in wonderful and complete freedom. Crazy quilts offer a fantastic opportunity and a stile and technique to personalise one’s own work. You can use everything, ribbons, notes, memories of friends and relations, souvenirs of sporting victories, pieces of old clothes, pictures. The whole ensembletends conflict with any homogeneity of colours, though not always. New materials are used too, like rayon and acetates which were on sale only from the beginning of the 20th century.

Among Quilters who made crazy quilts there arose a kind of rebellion against a tradition which had been entirely regular and geometric. Crazy quilts became an expression of freedom in respect of tradition, a creative engagement which tried to combine different aesthetics, but which basically tried to empty the box of materials.

So crazy quilts satisfies almost everyone, incorporating tradition, a conserving tiny scraps (admittedly in an extraordinary way!)

People have described it like an interruption in a boring conversation and crazy quilts were a burst of laughter (“I’ll do what I like”). And their makers were wonderfully fantastic innovators and creators of beauty.

So the message was that quilting was no longer something static, it had evolved. Technology helped. The crazy quilt aesthetic – it’s right to use the term – and I think   that such a radical change wasn’t easy. It joins and unites: abstraction, asymmetry, irregularity etc., marks a real revolution, opens the way and anticipates the complexity of what will come afterwards, right up to authentic Cubism and Abstraction (two examples: Picasso, Braque). This radical approach to change is like that of the Impressionists: they too wanted to break with the formalism of rigid academic art and they did away with it.

Crazy quilts with their transformations open the way to Modernism . It’s a moment of irrevocable change and everything else which will come after.

I must confess that I personally don’t much like the crazy stile, but I find it interesting and useful and I like thinking of those women who practised it. At the end of the 19th century and today their work is hung in the more important Museums. I think that lots of them practised different branches of the arts in complete freedom: for example painting, photography, not to mention writers. We remember the names of some of those who dedicated themselves to art and politics: Marianne North paints all sorts of plants with great elegance (although she’s no Turner, who died a little earlier) and precision. Her paintings are displayed in a mseum in Richmond, London, or Lady Asquith (* I think you’ve made a mistake here) the first woman MP. There will be thousands more in the United States too.

A special sensibility was born in politics and in particular one who spoke of emancipation which gave rise to a loud demand for a right denied for centuries to women: the vote, thanks to them universal suffrage was adopted.

What to say to finish off? Crazy quilting needs a more detailed appreciation: I’ve tried to do this, and I think I’ve understood something of it, by reading and by research, and this is the result.

 

Tullia Ferrero – Scuola romana Quilting
25 febbraio 2016
(letto al quilt bla-bla del 26 febbraio 2016 )

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