Marie D. Webster

1irisquiltTorniamo a parlare di Marie D. Webster e del suo libro “Quilts their story and how to make them”.Marie è stata la prima a scrivere e pubblicare, nel 1915, un libro in cui è racchiuso tutto quello che si deve sapere sul quilting . Dove è nato, quando, come si è evoluto e che cosa rappresenta oggi , lei si riferisce al suo tempo, all’inizio del ‘900.Il libro è il frutto di una lunga, ricca indagine attraverso il tempo su questa materia. Marie, mi piace chiamarla per nome, era un’abile ‘quilter’ ed è stata un’innovatrice in questo campo. Sapeva tradurre le sue idee in manufatti che rivoluzionarono un ambiente ancora così legato alla tradizione, a volte come fosse una religione. Bisogna dire che quello che stava succedendo nel mondo tra la fine dell’800 e il nuovo secolo , “ la cosiddetta rivoluzione industriale “ riuscì a cambiare molto anche nel tessile. Le fabbriche fornivano stoffe in grande quantità e la possibilità di acquistare stoffe a basso costo. Contrariamente all’abitudine diffusa di usare gli avanzi, ossia quell’abitudine romantica di una volta, ancora in uso, si poteva fare un quilt con stoffe tutte nuove e facilmente abbinabili.

Le appassionate potevano comperare o copiare modelli, disegni complicati di trapunto e tutte le istruzioni per montare il top del quilt scegliendo tra tutti i modelli conosciuti fino ad allora. Ma non finiva qui. Potevano assieme ai modelli comperare i kit di stoffa già pronti assortiti nei colori e già tagliati. Potevano scegliere un modello e anche comporre un quilt come unico. Non ci volevano anni . Il lavoro era sempre tanto ma il percorso era facilitato.

La galleria dei quilt di Marie Webster è ricca e visibile in musei, anche in riproduzioni, perché in molte si sono esercitate a copiare i suoi modelli, affascinate dai colori tenui, i fiori delicati, la quiltatura perfetta, ne abbiamo parlato e li abbiamo visti nella conversazione precedente.Nel suo libro scritto in una lingua sobria, senza pomposità, pensava, a chi era diretto, ma da quanto è scritto si capisce che pensava seriamente che il Quilt era stata e avrebbe continuato ad essere una grande avventura creativa delle donne.

Il testo parte da un’introduzione in cui si afferma che una tradizione di molti secoli ha reso la presenza di un quilt necessaria per una casa che si rispetti. Le nonne e le loro antenate avevano creato nel tempo opere d’arte non solo utili, perché non pensavano solo a fare coperte calde. Rovistando nei vecchi bauli, sono venuti alla luce una gran quantità di quilt dimenticati, sottovalutati, tenuti da parte per anni dove si può riconoscere un lavoro d’ago che raggiunge nella sua perfezione valori artistici che meritano di essere conosciuti e tramandati. Il tempo fa giustizia. Il lavoro di Marie serve a ricordare e si rivolge alle future generazioni perché il libro ha finalità educative.

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Si comincia con la Storia che parte da molto lontano. Per parlare dell’uso delle stoffe nell’antichità, si parte dall’Egitto dove si tingevano le stoffe, si facevano tappeti di color porpora (tintura tratta da un mollusco, scoperta e prodotta dai Fenici, molto pregiata in uso dall’antichità) con applicazioni floreali a colori, decorati con complicati ricami. Si riproducevano fiori, animali, personaggi, dei. Al contrario di quanto vediamo noi oggi nei Musei, il mondo degli Egiziani era un mondo tutto colorato, le colonne dei templi erano dipinte a colori vivaci, gli abiti erano ricchi, colorati e sontuosi. Anche i sarcofagi in cui venivano conservate le mummie erano dipinti a colori brillanti . Erano maestri con le tinture. Alcuni sono arrivati fino a noi ancora intatti. Gli Egiziani praticavano un raffinato lavoro d’ago documentato in un tessuto riccamente decorato, dove sono raffigurate due gazzelle tra foglie di loto.

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5testaPer continuare con gli Egiziani che praticano il quilt ancora oggi ma non fanno coperte ma arazzi, cuscini e tappeti . Nella calda valle del Nilo non servono coperte . Usano lino pregiato o cotone rozzo tessuto a mano.

7tappeto-da-bagno-persianoContinuano ad usare colori eleganti armonizzati come sanno fare anche tutti gli Orientali e riproducono ancora i disegni decorativi dei loro antenati.Per i Greci e Romani non abbiamo molte testimonianze di lavoro tessile: Tessevano e le loro case erano impreziosite da tendaggi tessuti e ricamati.La Mitologia greca e poi quella romana, ci hanno tramandato miti di donne che tessevano. Troviamo in Ovidio e poi in Dante quello di Aracne e il grande poema di Omero l’Odissea ci narra la storia di Penelope.Due donne che sfidano gli dei.Aracne era una famosa tessitrice della Lidia. Tutti venivano per vedere i suoi lavori di porpora. Atena, anch’essa brava tessitrice, invidiosa la sfida in una gara di bravura e viene sconfitta. Allora colpisce col fuso la rivale . Umiliata e ferita Aracne fugge e tenta di impiccarsi ad un albero. Atena però non crede che la morte sia una punizione bastante per una che ha osato sfidarla e la condanna a vivere ma tramutata in un ragno . Continuerà a tessere la sua tela appesa a quel ramo e il filo le uscirà dalla bocca.Penelope, la consorte fedele, in attesa del ritorno di Ulisse, tenuto lontano per dieci anni dalla sua isola Itaca, dopo la conquista di Troia, per tenere a bada i pretendenti, che ogni giorno diventano più invadenti, tesse una grande tela che dice destinata a lenzuolo funebre (sudario) di Laerte suo suocero. Per prender tempo di giorno tesse e di notte disfa quello che ha fatto. La “tela di Penelope” è diventata il sinonimo delle cose non finite…….. e che si sa che non si finiranno .Medio Evo epoca delle Crociate. Siamo nell’11mo secolo e dalla Siria arrivano stimolanti suggerimenti che si diffondono in Europa e si sovrappongono agli stili e alle tradizioni. In Italia nel Museo del Bargello a Firenze è conservata dopo lungo restauro una coperta del XIV secolo, è tutto trapuntato con filo bianco. Con applicazioni e ricamo è raccontato il poema cavalleresco di Tristano e Isotta, l’arte di trapuntare era arrivata a Firenze dalla Francia con il ‘boutis’ diffuso da Caterina de Medici.

11guidoriccio-da-fogliano Adesso l’arazzo, un vero e proprio quilt è esposto a Firenze a Palazzo Davanzati.Un altro esempio di arte italiana testimonia la presenza di una tendenza Quilt, l’arazzo raffigurante Guidoriccio da Fogliano, di Simone Martini, esposto al Palazzo Pubblico di Siena nella sala del Mappamondo. Siamo nel 1330. Guidoriccio fu un capitano di ventura , a parte il bellissimo paesaggio che lo circonda, quello che ci interessa è la gualdrappa sul suo cavallo, uguale alla giubba del cavaliere, dove spicca la decorazione con chiari disegni e intarsi geometrici, rombi perfetti che richiamano un lavoro di patchwork.Il progresso e l’interesse per il lavoro di ago si diffonde nel Medio Evo e le crociate portano stoffe e stili. Un raffinato lavoro conservato in Inghilterra è un arazzo che raffigura un crociato a cavallo, realizzato con applicazioni la veste-armatura e le insegne di stoffa, una preziosa coperta decorata.

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Anche in Spagna il ritorno dalle crociate portano novità, una grande diffusione dei disegni dei tappeti persiani e turchi ispirano ricami per la decorazione delle case, creando quel gusto mediterraneo orientaleggiante che esiste ancora oggi.I commerci con le Indie portarono sete, velluti ed altro.

9bayeux_gCol Rinascimento Sandro Botticelli crea nuove tende, si passa dalla pesante pelle alle coperte quiltate e decorate con ricami e applicazioni usate nei palazzi e nelle chiese.Questi pannelli sono conservati in Inghilterra, blu damasco con applicazioni di satin giallo. Antico damasco milanese. Un esempio di quilt viene dalla Sicilia è del 1400. L’intero quilt rappresenta col ricamo la storia di Tristano, è appeso nell’Albert & Victoria Museum di Londra.Un racconto derivato da un classico della letteratura musulmana. Ce lo racconta Marie nel suo libro. c’è un personaggio , un idiota, una specie del nostro Giufà, un eroe reale o immaginario non si sa. Le storie che lo vedono protagonista lo resero famoso tra il tra il XIV e il XV secolo, col nome Nass-ed-Din Hodja. Questi racconti sono davvero surreali e fanno parte del patrimonio letterario azerbajano diffuso in tutto l’est Europa dove viene chiamato Nasreddin.Le storie sono numerose e famose ma una ci interessa. “Come Hodja perse il suo quilt ”

“Una notte d’inverno, Hodjia e sua moglie cercavano di dormire, ma sotto le loro finestre si svolgeva una lite molto rumorosa. La moglie che era una saggia donna sentendo tutto quel rumore si alzò e visto lo stato preoccupante della lite svegliò il marito : “ Santo cielo svegliati e vai a separare se no si uccideranno l’un l’altro”.

Hodja ancora addormentato disse di voler tornare a letto e che se fosse sceso per dividerli rischiava di essere malmenato. Lei lo baciò e Hodja si mise addosso un quilt e scese in strada. E apostrofò i litiganti : per la mia barba bianca cessate di litigare. Quegli uomini non risposero ma si presero il quilt dalle spalle di Hodja. Molto bene osservò il vecchio. Tornò a casa chiuse la porta e raggiunse la sua camera da letto. La moglie gli chiese : “Hai fatto molto bene ad uscire a calmare quei litiganti, ma perché litigavano ?, “Stupidaggini, discutevano del mio quilt “ .

Il libro di Marie Webster continua ancora con molti altri capitoli, sulla storia e la diffusione del Quilting negli USA fermandosi sui titoli dei quilt, e sulle abitudini delle Quilter americane. Continuerò a tradurre il suo testo e probabilmente tornerò a scriverne.

 

Elaborazione dal testo “Quilts – The Story and how to make them” di Marie D. Webster e ricerche a cura di Tullia Ferrero

Ottobre 2016

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