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Quilters in Alabama


Il mondo è pieno di storie raccontate e testimoniate dalle donne, trovo interessante raccontarle .

Stavolta si tratta di racconti di donne che dallo stato di schiavitù, sono riuscite non solo ad affrancarsi ma a creare, attraverso la pratica del quilting, una loro specifica libertà creativa. Dai campi di cotone sono arrivate ai grandi Musei del loro Paese, gli USA , dove i loro Quilt sono esposti riscuotendo un successo incredibile insieme al consenso del pubblico a testimoniare una linea artistica autonoma e moderna.

 

C’era una volta (non esageriamo)…Lungo il fiume Alabama alla fine del 18^ secolo, negli Stati dell’Unione di recente creazione, esisteva una comunità rurale a sudovest di una località chiamata Selma. Era davvero piccola non la troverete sulle carte geografiche. A metà del 1800 era coperta da piantagioni di cotone, i proprietari si chiamavano Joseph Gees e Mark Pettway.

Quando finì la guerra civile e gli schiavi furono liberati molti di loro adottarono il nome di Pettway, il loro padrone (non avevano altre possibilità). Continuarono a lavorare nelle piantagioni e trasformarono quel luogo in un posto solo per neri, separato, ma non isolato dal resto della Nazione e del Mondo. Sei generazioni più tardi i discendenti degli schiavi Pettway resistevano e continuavano a risiedere in quella piccola comunità, che ormai era diventata loro proprietà.

Durante tutti quegli anni le donne di Gee’s Bend (avevano ormai adottato questo nome, che ricordava il loro passato sia di schiave che di donne liberate ) avevano insegnato alle proprie figlie il Quilt.

Anche se isolate culturalmente e geograficamente dalle altre comunità, avevano sviluppato delle tecniche particolari anche sofisticate. Avevano ripreso dai loro ricordi africani prima e americani poi un loro stile di Quilting che partiva dalle loro tradizioni di tessuto e ricamo, di cui riproponevano i temi , ma erano riuscite a conquistare uno stile proprio, moderno, semplice nell’uso dei colori e un gusto per la ricerca di geometrie con il risultato di realizzare una sintesi perfetta ed equilibrata fino ad arrivare a una rappresentazione moderna di alto livello artistico.

Per realizzare i loro Quilt le donne conservavano qualsiasi materiale potevano trovare, dai sacchi per il cibo ai vecchi abiti da lavoro. Nei momenti in cui venivano scoraggiate ( perché il duro lavoro dei campi non lo permetteva ), il canto e gli esemplari unici dei loro Quilt, rappresentarono consolazione alla durezza della vita ed espressione della loro creatività, unica ragione di evasione e felicità.

A metà degli anni ’90 del secolo scorso, il mondo esterno è finalmente entrato in contatto con Gee’s Bend, ha scoperto la ricchezza e la bellezza dei loro Quilt. Gli storici dell’arte hanno cominciato a darne notizia. Le coperte che una volta servivano a tenere al caldo famiglie anche con 16 figli, dentro le capanne di tronchi, ora stavano appesi dentro i più raffinati Musei, come opere d’arte.

Quei prodotti tessili reputati senza valore adesso venivano venduti per migliaia di dollari. I critici al vedere quei lavori, erano rimasti attoniti e qualcuno le aveva paragonate a H.Matisse o a Paul Klee, artisti che quelle signore non conoscevano affatto. Si produsse tra le donne un nuovo senso di rispetto per sé stesse.

Quello che appariva straordinario, anche se la vita le aveva messe alla prova con molte sofferenze, queste donne non erano amareggiate. Dovunque andassero, lasciavano dietro di sé un’inesplicabile capacità di comunicare la loro creatività , ambasciatrici involontarie di amicizia e la loro unione basata sul lavoro comune, sia nella fatica nei campi che nel cucito e nel canto, era una dimostrazione per il mondo che la chiave della vera felicità sta nelle relazioni tra gli esseri umani, più che nelle cose materiali della vita.

TRADUZIONE IN INGLESE A CURA DI CLARE RUSSELL

The world is full of stories told by and statements made by women. I think it’s interesting to tell them over again.

This time it’s about stories of women who have not only been able to emancipate themselves from slavery but also to create, through the practice of quilting, their own personal artistic freedom. Their work has come from the cotton fields to the great museums of their country, the USA, where their quilts have been put on exhibition,
achieving an amazing success, along with public recognition of a new autonomous and modern artistic movement.

Once upon a time (honestly)…on the banks of the Alabama river at the end of the 18th century in the states of a Union, only recently created, there lived a rural community southwest of a place called Selma. It was very small and you wouldn’t have found it on any map. In the middle of the 1800s it was covered with cotton plantations, whose owners were called Joseph Gees and Mark Pettway.
When the civil war ended and the slaves were freed, many of them took the surname Pettway, that of their previous master (they didn’t have other option). They continued to work in the plantations and transformed the location into a place for black people, separated , but not isolated, from the rest of the nation and the world. Six generations later the Pettway descendants of slaves still continued to live in that little community which by now had become their own property.
During all these years the women of Gee’s bend (who had by now adopted this name, which recalled their past, both as slaves and as free women) and had taught their own daughters quilting. Even if isolated culturally and geographically from other communities, they had developed special techniques which were quite sophisticated.
They had first taken inspiration from their memories of Africa and then as Americans, for their style of quilting, which came from their traditions of sewing and embroidery, from which they experimented with themes, and they had managed to achieve their own style, modern, simple in its use of colours, and showing a taste for geometric experimentation so as to realise a perfect synthesis and equilibrium which achieved modern representation at a high artistic level.
To make their quilts the women kept any material they could find, from food sacks to old working clothes. In the moments when they becomes depressed (because the hard work in the fields didn’t allow them relief) singing and the united examples of their quilting were consolation for their harshness lives, and was an expression of their creativity, the one means of escape and of happiness.

In the middle of the nineties of the following century, the outside world finally made contact with Gee’s Bend and discovered the richness and beauty of their quilts. Art historians began to make them known. The quilts which once served to warm families, perhaps with 16 children, inside log cabins, now were hung inside the most refined museums, as works of art. These textiles, once thought valueless, now came to be sold for thousands of dollars. Critics seeing these works were astonished and some of them made a comparison with Matisse or Klee, artists which those women had no knowledge of at all. The women felt a new sense of self-respect. And the extraordinary thing was, even if life had taxed them with much suffering, these women weren’t bitter. Wherever they went, they left behind them an inexplicable capacity to communicate their creativity, involuntary ambassadors of friendship and their own sense of unity based on communal work, whether in the exhausting work of the fields or in sewing and singing. It demonstrated to the world that the key to true happiness is found in human relationships, more than in the material things of life.

 

Tullia Ferrero – Scuola romana Quilting

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