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A cavallo tra due secoli, finisce l’800 e comincia il ‘900

Oggi vorrei parlare di storia , di un momento importante che cambiò la vita, il modo di vivere delle persone e portò delle novità anche nell’evoluzione del quilting.

Un periodo che si colloca alla fine del 19° secolo e che segna un cambiamento nel mondo industriale e manifatturiero inevitabile che quel progresso così radicale non vada a toccare e mutare le abitudini, anche quelle che riguardano il quilting, staccandolo da tutto quello che c’era stato prima, in una ricerca continua da parte delle donne che lo praticavano, parliamo della Rivoluzione industriale, come viene chiamato nei libri di Storia.

Abbiamo conosciuto l’ Appliquè, conosciuto da tutti col nome Baltimora dalla città di provenienza. Uno stile che mescolava differenti immagini: fiori, architetture , figure umane, navi, monumenti pubblici, carrozze, animali il tutto reso da disegni precisi, che riproducevano quelle realtà in scala , tutti riconoscibili, piaceva molto era un genere elegante, lontano dal genere tradizionale, quasi sempre povero. Appariva di gran classe , era pieno di colori., (io direi qualche volta un po’ pomposo).

Questi quilt erano prodotti quasi esclusivamente per le case di persone appartenenti alla media o alta classe sociale, i ricchi per intenderci, per ricordare ricorrenze e feste nazionali, dedicati a personaggi storici, con le storie della loro vita. Le stoffe erano allora ancora molto costose e non troverete un Baltimore in una casa di campagna o della periferia operaia della città ( molti sono invece nei musei o usati come oggetti storici, oggi sappiamo tutti cos’è il Baltimore, lo pratichiamo ma non ci inseriamo più leoni e trombe e bandiere. )

I prezzi delle stoffe cominciarono a diminuire perché l’agricoltura produceva sempre una maggiore quantità di cotone grezzo, e le fabbriche di prodotti tessili, cotone ed altro, aumentarono la loro produzione Era la rivoluzione industriale, i nuovi macchinari riproducevano in quantità impensabili prima, stoffe di tutti i generi.

La moda femminile ha un incremento ed un’attenzione sempre maggiore e va a finire rappresentata anche lei nel quilting.

Moda femminile nel quilting
Moda femminile nel quilting

Nel 1870 i cotoni stampati venivano venduti per pochi penny, e quel che più conta fu che la produzione era accessibile in tutta l’America, con una varietà di colori e fantasie davvero straordinaria, ottima per il quilt. Non dimentichiamo che si era anche diffuso l’uso della macchina da cucire, fin dalla metà dell’800, una novità assoluta, e se ne diffuse l’uso a macchia d’olio nel mondo .

Anche se molte donne erano restie ad usarla poi se ne convinsero, i tempi di lavoro diventavano veramente irrisori rispetto al passato, paragonarli tra loro mostravano delle differenze di tempo incredibili. Gli stessi conservativi Amish della Pennsylvania cominciarono ad usare le macchine per unire i pezzi più larghi dei loro quilt.

Credo sia giusto e utile fare una pausa per parlare di Barthelemy Thimonnier, un sarto francese che inventò nel 1830 una semplice macchina da cucire. Con 80 di queste macchine costruì una manifattura per realizzare abiti per l’esercito. Ma nel 1850 la lega dei sarti organizzò una vera sommossa contro di lui, pensavano che le sue macchine avrebbero distrutto il loro lavoro ( accade ai grandi inventori di essere ostacolati e incompresi ) e gliele distrussero. Bartholemy non si arrese, era nato povero era il maggiore di sette fratelli e aveva una volontà di ferro. Riprese a studiare e presentò una nuova macchina, più efficace alla grande Mostra Internazionale di Parigi. Gli Inglesi comprarono il suo brevetto e andarono avanti mentre in America veniva data molta attenzione alla nuova scoperta, fino ad arrivare a Isaac Merrit Singer , che partendo dal modello di Thimonnier, conquistò tutti i mercati diventando milionario. Vendeva macchine da cucire a rate, 5$ al mese.

Macchina da cucire con manovella
Macchina da cucire con manovella

Non ci rendiamo conto di quanto sacrificio sia costato lottare per realizzare la modernità, che faceva spavento. Molti tradizionalisti paventavano la distruzione della Società in cui avevano vissuto e prospettavano orizzonti e futuri terribili.

La macchina da cucire oggi è il pane quotidiano, la usiamo con disinvoltura, ne cerchiamo sempre di più moderne e accessoriate. Certo aiuta il nostro lavoro. Il povero Barthelemy morì povero così come era nato: il suo paese di origine gli ha dedicato un bel Museo .

Si era ormai in piena “Rivoluzione industriale” , il “vecchio” veniva travolto in un clima di cambiamento ineluttabile.

Durante questi anni il lavoro delle quilters, specialmente negli USA, assume un carattere diverso, si evolve. Non si realizzano quilt solo all’interno delle famiglie per il corredo , ma si fanno anche per poterli esporre, nelle mostre specializzate e dedicate a loro, concorrendo e vincendo premi da molti zeri.

Nascono nelle città negozi specializzati che offrono non solo stoffe ma quilt finiti in vendita, realizzati da donne che conservano l’anonimato, perché di solito li facevano per mantenere la propria famiglia. Il quilting comincia a diventare un vero e proprio businness.

Queste signore erano delle vere professioniste nel loro lavoro. Alcuni dei loro quilt venivano premiati, il negozio di tessuti dove era stato realizzato se ne prendeva il merito, diventava famoso e accresceva i suoi affari.
I modelli più diffusi venivano citati dalla stampa specialistica, con fotografie e potevano essere copiati. Si pubblicano i disegni dei quilt vincitori di premi, che vengono proposti dai negozi con i relativi modelli.

Un gusto quasi pittorico ispira alcuni quilt innovativi nei contenuti e nelle forme : si ispirano a un ritorno alla natura contro il trionfo della rivoluzione industriale, alla ricerca di un rapporto tra la natura e l’essere vivente .
Questo “Pictorial Quilt” è in lana e seta.

Pictorial quilt, 1870-1890, lanae cotone
Pictorial quilt, 1870-1890, lanae cotone

C’è del simbolismo nella rappresentazione della natura con tutta la sua bellezza: un piccolo cane affronta un serpente, il cane è il simbolo di protezione della vita, il serpente è un’allusione all’Eden e alla perdita per l’uomo della grazia, di chiara ispirazione biblica. Si tratta di un’ importante creazione, che vuole esprimere i valori di un tempo in quell’epoca di passaggio che forse creava qualche paura. Il quilt era stato pensato per un copriletto o copritavolo. Le intenzioni dell’autrice qui sono espresse con chiarezza e non prevale, come nei crazy tanto ammirati all’epoca, la sensazione di ‘horror vacui’ tipico di quei quilt che ti stordivano, dove c’era di tutto, ma il desiderio di rappresentare la natura con la sua bellezza e senza enfasi.
Contemporaneamente, ma negli USA, uno sviluppo notevole ci fu nello stile del quilt giapponese che con i suoi caratteristici motivi, venne assorbito dal quilting americano.

Già un certo gusto giapponese esisteva nello stile del “crazy”.

I Giapponesi sono sempre stati molto attaccati alla tradizione, non amano praticare l’astrazione e il simbolismo, come stava accadendo in Europa e negli Usa, ma usano uno stile rappresentativo delle loro realtà. Usano i colori rosso, bianco e nero, i colori della loro bandiera. L’arco dentato vuole rappresentare ‘ il sole nascente,’ perché loro sono il paese del “sol levante”.

"Rising Sun", Ohio
“Rising Sun”, Ohio

Il Quilt ha molte moltissime curve, da tenere sotto controllo nella fase del cucito, l’autrice si deve essere scontrata con la difficoltà di farlo restare piatto, infatti il quilt mostra i segni di tecniche improvvisate, inventate sul momento per ovviare al difetto ondulato quando si presentava. Mi piace pensare, ma forse non c’entra niente, che qualcuno volesse evocare le onde del mare, tema molto ricorrente nella pittura giapponese ,
Creatività, modernismo, desiderio di rappresentare la realtà , quella di tutti i giorni senza enfasi e finzioni (mi fanno pensare ai giudizi espressi in Francia sull’impressionismo contemporaneo, rifiutato dai più perché troppo realistico, brutto, dicevano…. ), queste erano le ambizioni delle quilters di quegli anni.

Yo-yo
Yo-yo

Si parte dal genere “postage stamps”, quilt composti da pezzi minuti come francoboli. Venivano usati molte migliaia di pezzi, etichette, nastri commemorativi o pubblicitari, yo-yo, puff . Alla fine del lavoro le autrici attaccavano un’etichetta non solo con il titolo ed il proprio nome, ma aggiungevano il numero dei pezzi . Questo fa pensare, oggi, a una specie di gara, una sfida a chi faceva i numeri più alti.

Qualcuna invece pensò che molti di quei piccoli pezzi si sarebbero prestati, messi insieme a rappresentare immagini realistiche usando la tecnica del piecing più che quella dell’appliqué.

"An American Home"
“An American Home”

Nel quilt “ An American home” c’è il tentativo, riuscito secondo me, di rappresentare la propria casa con molti particolari , usando cotoni poco costosi. L’autrice è riuscita a creare chiaroscuri, ombre usando differenti colori. Di sicuro, guardandolo da vicino, si nota che l’autrice è stata più attenta alla rappresentazione della sua casa, che alla perfezione dei punti. Il trapunto è ridotto al minimo e il quilt è tutto a mano, la macchina da cucire è stata usata solo per attaccare il binding. Si pensa che fosse destinato per il letto di un ragazzo, è stato lavato molte volte e quindi danneggiato, così ci è arrivato un po’ malconcio, ma il cotone ha resistito. C’è un particolare per me inquietante , indecifrabile, davvero moderno, che rappresenta un uomo seduto su un treno, fortemente stilizzato, difficile da riconoscere, sta collocato sulla parte bassa della coperta, forse il ricordo di un viaggio in treno, indimenticabile o altro….? l’autrice anticipa tendenze dell’arte ancora da venire.

"uomo seduto sul treno" particolare da "An American Home"
“uomo seduto sul treno” particolare da “An American Home”

L’idea di fare un quilt del genere ( le casette, la Scuola, già esistevano come modelli della tradizione ) potrebbe essere arrivata all’autrice dall’acquisto di una foto della sua casa fatta da un fotografo itinerante , che di solito offrivano ai privati la loro opera per un costo ragionevole. Questa fotografia le riportava il ricordo della casa e il desiderio di tradurre la foto in un quilt le permetteva di metterci qualcosa di suo, di poter aggiungere un po’ della sua fantasia.. Forse non sapeva dipingere ma voleva mantenere il ricordo casa, per sé e i suoi figli. Una romantica innovatrice persa nelle campagne del New England.

Molte delle foto in questione finivano ad adornare le pareti dei negozi di barbiere, questo almeno fino alla fine del 1800 e costituiscono pezzi interessanti della vita vissuta agli albori del nuovo secolo, il 1900.

 

Tullia Ferrero – Scuola romana Quilting
24 Marzo 2016

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I Link da guardare, per quel che riguarda la macchina da cucire :

– Il Museo Thimonnier a Amplepuis sul Rodano

– The secret life of sewing machine

sono su You-tube e ce ne sono anche altri.