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A cavallo tra due secoli, finisce l’800 e comincia il ‘900

Oggi vorrei parlare di storia , di un momento importante che cambiò la vita, il modo di vivere delle persone e portò delle novità anche nell’evoluzione del quilting.

Un periodo che si colloca alla fine del 19° secolo e che segna un cambiamento nel mondo industriale e manifatturiero inevitabile che quel progresso così radicale non vada a toccare e mutare le abitudini, anche quelle che riguardano il quilting, staccandolo da tutto quello che c’era stato prima, in una ricerca continua da parte delle donne che lo praticavano, parliamo della Rivoluzione industriale, come viene chiamato nei libri di Storia.

Abbiamo conosciuto l’ Appliquè, conosciuto da tutti col nome Baltimora dalla città di provenienza. Uno stile che mescolava differenti immagini: fiori, architetture , figure umane, navi, monumenti pubblici, carrozze, animali il tutto reso da disegni precisi, che riproducevano quelle realtà in scala , tutti riconoscibili, piaceva molto era un genere elegante, lontano dal genere tradizionale, quasi sempre povero. Appariva di gran classe , era pieno di colori., (io direi qualche volta un po’ pomposo).

Questi quilt erano prodotti quasi esclusivamente per le case di persone appartenenti alla media o alta classe sociale, i ricchi per intenderci, per ricordare ricorrenze e feste nazionali, dedicati a personaggi storici, con le storie della loro vita. Le stoffe erano allora ancora molto costose e non troverete un Baltimore in una casa di campagna o della periferia operaia della città ( molti sono invece nei musei o usati come oggetti storici, oggi sappiamo tutti cos’è il Baltimore, lo pratichiamo ma non ci inseriamo più leoni e trombe e bandiere. )

I prezzi delle stoffe cominciarono a diminuire perché l’agricoltura produceva sempre una maggiore quantità di cotone grezzo, e le fabbriche di prodotti tessili, cotone ed altro, aumentarono la loro produzione Era la rivoluzione industriale, i nuovi macchinari riproducevano in quantità impensabili prima, stoffe di tutti i generi.

La moda femminile ha un incremento ed un’attenzione sempre maggiore e va a finire rappresentata anche lei nel quilting.

Moda femminile nel quilting
Moda femminile nel quilting

Nel 1870 i cotoni stampati venivano venduti per pochi penny, e quel che più conta fu che la produzione era accessibile in tutta l’America, con una varietà di colori e fantasie davvero straordinaria, ottima per il quilt. Non dimentichiamo che si era anche diffuso l’uso della macchina da cucire, fin dalla metà dell’800, una novità assoluta, e se ne diffuse l’uso a macchia d’olio nel mondo .

Anche se molte donne erano restie ad usarla poi se ne convinsero, i tempi di lavoro diventavano veramente irrisori rispetto al passato, paragonarli tra loro mostravano delle differenze di tempo incredibili. Gli stessi conservativi Amish della Pennsylvania cominciarono ad usare le macchine per unire i pezzi più larghi dei loro quilt.

Credo sia giusto e utile fare una pausa per parlare di Barthelemy Thimonnier, un sarto francese che inventò nel 1830 una semplice macchina da cucire. Con 80 di queste macchine costruì una manifattura per realizzare abiti per l’esercito. Ma nel 1850 la lega dei sarti organizzò una vera sommossa contro di lui, pensavano che le sue macchine avrebbero distrutto il loro lavoro ( accade ai grandi inventori di essere ostacolati e incompresi ) e gliele distrussero. Bartholemy non si arrese, era nato povero era il maggiore di sette fratelli e aveva una volontà di ferro. Riprese a studiare e presentò una nuova macchina, più efficace alla grande Mostra Internazionale di Parigi. Gli Inglesi comprarono il suo brevetto e andarono avanti mentre in America veniva data molta attenzione alla nuova scoperta, fino ad arrivare a Isaac Merrit Singer , che partendo dal modello di Thimonnier, conquistò tutti i mercati diventando milionario. Vendeva macchine da cucire a rate, 5$ al mese.

Macchina da cucire con manovella
Macchina da cucire con manovella

Non ci rendiamo conto di quanto sacrificio sia costato lottare per realizzare la modernità, che faceva spavento. Molti tradizionalisti paventavano la distruzione della Società in cui avevano vissuto e prospettavano orizzonti e futuri terribili.

La macchina da cucire oggi è il pane quotidiano, la usiamo con disinvoltura, ne cerchiamo sempre di più moderne e accessoriate. Certo aiuta il nostro lavoro. Il povero Barthelemy morì povero così come era nato: il suo paese di origine gli ha dedicato un bel Museo .

Si era ormai in piena “Rivoluzione industriale” , il “vecchio” veniva travolto in un clima di cambiamento ineluttabile.

Durante questi anni il lavoro delle quilters, specialmente negli USA, assume un carattere diverso, si evolve. Non si realizzano quilt solo all’interno delle famiglie per il corredo , ma si fanno anche per poterli esporre, nelle mostre specializzate e dedicate a loro, concorrendo e vincendo premi da molti zeri.

Nascono nelle città negozi specializzati che offrono non solo stoffe ma quilt finiti in vendita, realizzati da donne che conservano l’anonimato, perché di solito li facevano per mantenere la propria famiglia. Il quilting comincia a diventare un vero e proprio businness.

Queste signore erano delle vere professioniste nel loro lavoro. Alcuni dei loro quilt venivano premiati, il negozio di tessuti dove era stato realizzato se ne prendeva il merito, diventava famoso e accresceva i suoi affari.
I modelli più diffusi venivano citati dalla stampa specialistica, con fotografie e potevano essere copiati. Si pubblicano i disegni dei quilt vincitori di premi, che vengono proposti dai negozi con i relativi modelli.

Un gusto quasi pittorico ispira alcuni quilt innovativi nei contenuti e nelle forme : si ispirano a un ritorno alla natura contro il trionfo della rivoluzione industriale, alla ricerca di un rapporto tra la natura e l’essere vivente .
Questo “Pictorial Quilt” è in lana e seta.

Pictorial quilt, 1870-1890, lanae cotone
Pictorial quilt, 1870-1890, lanae cotone

C’è del simbolismo nella rappresentazione della natura con tutta la sua bellezza: un piccolo cane affronta un serpente, il cane è il simbolo di protezione della vita, il serpente è un’allusione all’Eden e alla perdita per l’uomo della grazia, di chiara ispirazione biblica. Si tratta di un’ importante creazione, che vuole esprimere i valori di un tempo in quell’epoca di passaggio che forse creava qualche paura. Il quilt era stato pensato per un copriletto o copritavolo. Le intenzioni dell’autrice qui sono espresse con chiarezza e non prevale, come nei crazy tanto ammirati all’epoca, la sensazione di ‘horror vacui’ tipico di quei quilt che ti stordivano, dove c’era di tutto, ma il desiderio di rappresentare la natura con la sua bellezza e senza enfasi.
Contemporaneamente, ma negli USA, uno sviluppo notevole ci fu nello stile del quilt giapponese che con i suoi caratteristici motivi, venne assorbito dal quilting americano.

Già un certo gusto giapponese esisteva nello stile del “crazy”.

I Giapponesi sono sempre stati molto attaccati alla tradizione, non amano praticare l’astrazione e il simbolismo, come stava accadendo in Europa e negli Usa, ma usano uno stile rappresentativo delle loro realtà. Usano i colori rosso, bianco e nero, i colori della loro bandiera. L’arco dentato vuole rappresentare ‘ il sole nascente,’ perché loro sono il paese del “sol levante”.

"Rising Sun", Ohio
“Rising Sun”, Ohio

Il Quilt ha molte moltissime curve, da tenere sotto controllo nella fase del cucito, l’autrice si deve essere scontrata con la difficoltà di farlo restare piatto, infatti il quilt mostra i segni di tecniche improvvisate, inventate sul momento per ovviare al difetto ondulato quando si presentava. Mi piace pensare, ma forse non c’entra niente, che qualcuno volesse evocare le onde del mare, tema molto ricorrente nella pittura giapponese ,
Creatività, modernismo, desiderio di rappresentare la realtà , quella di tutti i giorni senza enfasi e finzioni (mi fanno pensare ai giudizi espressi in Francia sull’impressionismo contemporaneo, rifiutato dai più perché troppo realistico, brutto, dicevano…. ), queste erano le ambizioni delle quilters di quegli anni.

Yo-yo
Yo-yo

Si parte dal genere “postage stamps”, quilt composti da pezzi minuti come francoboli. Venivano usati molte migliaia di pezzi, etichette, nastri commemorativi o pubblicitari, yo-yo, puff . Alla fine del lavoro le autrici attaccavano un’etichetta non solo con il titolo ed il proprio nome, ma aggiungevano il numero dei pezzi . Questo fa pensare, oggi, a una specie di gara, una sfida a chi faceva i numeri più alti.

Qualcuna invece pensò che molti di quei piccoli pezzi si sarebbero prestati, messi insieme a rappresentare immagini realistiche usando la tecnica del piecing più che quella dell’appliqué.

"An American Home"
“An American Home”

Nel quilt “ An American home” c’è il tentativo, riuscito secondo me, di rappresentare la propria casa con molti particolari , usando cotoni poco costosi. L’autrice è riuscita a creare chiaroscuri, ombre usando differenti colori. Di sicuro, guardandolo da vicino, si nota che l’autrice è stata più attenta alla rappresentazione della sua casa, che alla perfezione dei punti. Il trapunto è ridotto al minimo e il quilt è tutto a mano, la macchina da cucire è stata usata solo per attaccare il binding. Si pensa che fosse destinato per il letto di un ragazzo, è stato lavato molte volte e quindi danneggiato, così ci è arrivato un po’ malconcio, ma il cotone ha resistito. C’è un particolare per me inquietante , indecifrabile, davvero moderno, che rappresenta un uomo seduto su un treno, fortemente stilizzato, difficile da riconoscere, sta collocato sulla parte bassa della coperta, forse il ricordo di un viaggio in treno, indimenticabile o altro….? l’autrice anticipa tendenze dell’arte ancora da venire.

"uomo seduto sul treno" particolare da "An American Home"
“uomo seduto sul treno” particolare da “An American Home”

L’idea di fare un quilt del genere ( le casette, la Scuola, già esistevano come modelli della tradizione ) potrebbe essere arrivata all’autrice dall’acquisto di una foto della sua casa fatta da un fotografo itinerante , che di solito offrivano ai privati la loro opera per un costo ragionevole. Questa fotografia le riportava il ricordo della casa e il desiderio di tradurre la foto in un quilt le permetteva di metterci qualcosa di suo, di poter aggiungere un po’ della sua fantasia.. Forse non sapeva dipingere ma voleva mantenere il ricordo casa, per sé e i suoi figli. Una romantica innovatrice persa nelle campagne del New England.

Molte delle foto in questione finivano ad adornare le pareti dei negozi di barbiere, questo almeno fino alla fine del 1800 e costituiscono pezzi interessanti della vita vissuta agli albori del nuovo secolo, il 1900.

 

Tullia Ferrero – Scuola romana Quilting
24 Marzo 2016

Logo Scuola Romana Quilting

 

I Link da guardare, per quel che riguarda la macchina da cucire :

– Il Museo Thimonnier a Amplepuis sul Rodano

– The secret life of sewing machine

sono su You-tube e ce ne sono anche altri.

“Arte Morbida”: una Mostra di Art Quilt a Roma

Al numero 72 della stretta via di Torre Argentina quella che da una parte si allarga nella grande omonima piazza e dall’altra arriva fino al Pantheon monumentale, poi se giri un po’, a destra sbuca su Corso Vittorio e già si intravede San Pietro, se fai qualche passo in più ti trovi già a piazza Navona .

Logo Scuola Romana Quilting

Sono solo pochi accenni del luogo, dove per due giorni abbiamo tenuto la nostra Mostra, assistite e un po’ coccolate da “Le Artigiane”: loro sono sempre lì abituate ad avere tanti visitatori, in questa occasione hanno conquistato anche i nostri e sono state con la loro gentilezza un sostegno, una sicurezza.

E’ stata una bella fatica, ripagata dai numerosi sia cultori, conoscitori incuriositi che sono venuti a trovarci (nonostante il blocco delle auto ) e ci hanno dimostrato consenso e ammirazione.

Non tutti, in questo campo, parlo di Quilt, amano il moderno, ma voglio ricordare che questo XXI secolo vuole il suo tempo, centuplica l’offerta di stoffe, aggiorna le tecniche e i metodi, le macchine per eseguirli, senza però scordare mai il ricco passato. Tutti hanno lasciato un pensiero di approvazione, di meraviglia e di lode a ricordo del loro passaggio sul quadernone delle ‘firme’.

Una breve scala a chiocciola in ferro, aperta sul pianoterra ci porta al I piano dove appare davanti agli occhi un mondo assai diverso da quello che hanno appena visto entrando nella zona delle “Artigiane”.

Lo spazio si allarga e i lavori delle Quilter , arrivati da tutta Italia si offrono ad occhi, meravigliati e stupiti. Bravura, intelligenza, invenzione, c’è di tutto, di più.

Le pareti e le due grandi balaustre affaccianti sul pianoterra, sono illuminate dalla luce naturale che entra da un lucernario a vetrate e ferro, stile ‘800, facendo l’effetto di uno spazio più grande, pieno di luce.

Le artiste che hanno partecipato alla Mostra con le loro opere meritano un’attenzione particolare e dobbiamo parlare di loro, perché con loro abbiamo fatto un percorso emozionante di conoscenza e di amicizia, di sicuro ci ritroveremo ancora insieme.

I Quilt esposti erano in tutto una trentina, diversissimi tra loro.

Cominciamo …

Un omaggio alla “grande bellezza” di Roma, elegante lineare quasi monocromatico con chiaroscuri delicati e precisi, il quilt di Laura Armiraglio : qui ritroviamo una sensibilità architettonica che smorza qualsiasi enfasi di grandezza, l’ha chiamato infatti “Roma Amor”.

In una nicchia quasi lì davanti un quilt sognante: colori teneri, grande eleganza e delicata rappresentazione della natura : “Grass Land” di Pia Puonti. I colori giallo e lilla nelle loro infinite sfumature : rasserenante. Un Quilt che assomiglia alla sua autrice , ci ricorda il suo charme, la gentilezza che la contraddistinguono.

Simonetta Zoppi, che era presente con altri suoi lavori, i magnifici gatti, lo splendore nell’erba dei suoi fiori, ci ha permesso di fare un tuffo nell’Arte Italiana degli anni 20-30. Ha rifatto di sana pianta tre “Gilet” di Fortunato Depero, ripresi dai disegni di un amico maniaco cultore dell’arte di quel periodo, ha applicato la sua abile e raffinata esperienza nel rimettere insieme quei colori, un vero patchwork, operazione difficile e ambiziosa , li ha cuciti e confezionati con una precisione incredibile.

Un omaggio alla nostra Arte Futurista, che ha ancora molto da dire, perché ha aperto, in un periodo storico molto difficile, la strada alla modernità alla sperimentazione, a non temere il nuovo e le quilter lo fanno tutti i giorni .

Lo dimostrano i Quilt di Sonia Bardella, che unisce con magnificenza stoffa e pittura. Una sorpresa, “Bambini che rotolano su un prato”, in mezzo alle erbe con animaletti di contorno, una perfezione indiscutibile ; “Il Carnevale a Venezia”; un vero e proprio arazzo decorato e dipinto, “ingioiellato di Swaroskj”, e l’omaggio al pittore Antonio Garcia Lopez, fa entrare nella nostra Mostra il realismo contemporaneo della pittura spagnola, stoffe, disegno, colori, i personaggi vividi e realistici e per sfondo il mare.

E che dire di Maria Luisa Comand, altro che inventare ; ha voluto rappresentare il nostro mondo, le sue origini: “Made in italy, 50%cotone, 50% seta” : un cuore rosso pulsante al centro del suo grande quilt, sul quale si affacciano le foglie del cotone e i bachi da seta, simbolico e toccante.

Un altro quilt grande , sempre suo, toccava altre corde, un panorama, una cartolina dettagliatissima : “Foto di gruppo a Central Park”, con la nota lirica di un piccolo aquilone sulle acque calme del lago contornato di verde : New York, tranquilla dopo la tragedia, vorremmo che fosse così per sempre

Nell’anno dell’EXPO non poteva mancare una citazione milanese, il “Dom” inventato, realizzato dai Damms, una coppia che opera a Milano.

Adoperano tutto quanto hanno a disposizione di materiale tessile, con una ricerca attenta al disegno, riciclano materiali, come facevano le quilter di due secoli fa. Le finestre gotiche, le guglie, i palazzi di contorno e le persone che si affollano il sagrato del Duomo, c’è tutto; guardato da lontano è un colpo d’occhio stupendo e si nota il vortice scuro nel cielo chiaro, tutto di pezze : affascinante.

Siamo arrivati a Rita Frizzera, nota non solo per la sua assoluta, conclamata bravura, ma per la semplicità e simpatia che le appartiene, ci sono esposti quattro suoi lavori davvero meritevoli e innovativi.

“Rumore bianco”, le onde sonore diventano vibrazioni d’argento sul blu, “Colors in my hair” una vivace fantasia , un intreccio di pizzi luminosi dai mille colori variegati, dal viola al rosso, l’argento e l’oro.
Per finire due bellissimi arazzi, modernissimi, campioni di geometrie che giocano sui toni del rosso, ma in un miscuglio indefinibile, appesi alla balaustra lasciavano esterefatti i visitatori in ingresso : “Rumore rosso” e “Simply red”, un’accoglienza davvero piena di calore.

C’era un altro grande quilt appeso alla balaustra: dava le vertigini tale la fantasia dei colori e dei disegni. Lasciato come ‘work in progress’ con le spille da balia che trattenevano la stofffa sui lati, la “Tabellina dell’anima”: l’autrice Carla Beretta ci tiene a dire che un po’ di ragione sta nell’aver fatto per anni la Professoressa di Matematica, ma i cento blocchi uno diverso dall’altro, sono davvero straordinari. Speriamo e aspettiamo tanto di vederlo finito.

Un richiamo all’India pacifica, quella che ci incanta con la sua arte decorativa , quasi una filigrana su fondo nero : “Akasha” di Edith Lejdi.

Un richiamo d’amore anche per l’Africa con i suoi colori terrosi ed espressivi : “Africa Magica” di Patrizia Rossini che esponeva anche due nature morte, eleganti con gladioli e rose.

La grande pittura Italiana quella del Piazzetta, ci riporta indietro nel tempo, al XVII secolo, le figure dipinte riprodotte con stoffe diverse creano mille chiaroscuri, il trapunto perfetto, fitto fitto e il tulle scuro. Altissimo valore artistico nei “San Pietro” e “la Madonna dell’uva” di Laura di Cera omaggio ad un artista e interessante, doveroso richiamo alla nostra grande Arte.

la Città sotto la pioggia, il Colosseo riflesso in una pozzanghera, di Maria Luisa Marchioni , il titolo : “Punti di vista” ognuno ha potuto dire la sua, così sulle labbra di “Eleonora, Flavia, Giulia e Francesca” realizzate con la tecnica del mosaico tanto per continuare quel discorso sulla sperimentazione, innovazione.

Un piccolo Quilt ha attratto l’attenzione di molti visitatori, che pur non comprendendolo , l’hanno trovato bellissimo per i colori, per la perizia della realizzazione, arte astratta : “Abstract hypothesis” di Maria Rosaria Roseo.
“ Tra terra e cielo “ di Maria Rosella Ceriotti, pieno di fantasia nella composizione e nelle tecniche , ha funzionato da introduzione alla Mostra, invogliando i visitatori in dubbio ad entrare e guardare.

Tre i lavori di Simone Forlani una presenza ormai indispensabile in una Mostra, sempre attento all’innovazione nei temi e nelle tecniche: “La prima mossa” terribile memento della I Guerra mondiale, “Broken soul” tormento in bianco e nero, astratto e infine “Wip”, nudo maschile work in progress, come dice il titolo. Un autore interessante e multiforme, sorprendente.

“Il Cappellaio matto”, naturalmente quello di Alice del Paese delle meraviglie, realizzato con perizia e passione da Anna Longobardi (Annetta) comunica con i suoi colori vivaci ma non chiassosi simpatia e amicizia quasi come la sua autrice.

Un ritratto di Maria Callas, “Divina”, trionfava su un letto di rose rosse, sguardo enigmatico e triste, omaggio ad una ‘Grande’ di Tullia Ferrero con Simonetta Zoppi.

E dulcis in fundo, Emanuela D’Amico, l’ideatrice della Mostra nonché una delle fondatrici della Scuola Romana Quilting, ha arricchito la manifestazione con alcune sue pregevoli opere : “Le Ninfee, omaggio a Monet”, sempre molto ammirato e due ritratti, tecnica nella quale eccelle : “Simply Red” e “Carlotta”.

 

La Mostra è stata un successo, possiamo ben dirlo. Il luogo ha giocato a nostro favore, ma l’afflusso delle persone amiche e non è stato motivato anche da altro : la novità sicuramente, un po’ di simpatia per noi e la voglia di continuare trasformando e reinventando un’arte viva da due secoli con volontà e fantasia in parallelo con quanto succede nell’Arte moderna. “Piccole donne crescono” ed entrano nei Musei.

Tullia Ferrero, Scuola Romana Quilting

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YO-YO, 14.000 piccoli pezzi

Un tipico approccio delle Americane all’Arte del Quilting è stato dall’inizio cercare varianti alla tradizione , creando variazioni e alternando le varie tecniche di costruzione. Lo stile “Yo-yo” , ispirato nella sua forma ad un giocattolo molto diffuso, ebbe un discretosuccesso all’inizio del XX secolo, e il suo successo continua ancora oggi.

Piccoli pezzi di stoffa rotondi, oppure quadrati si orlano con una stretta imbastitura che viene tirata fino a creare un piccolo cerchio gonfio, a questo punto si schiacciano si lascia al centro l’arricciatura stretta e infine si cuciono tra loro sui quattro lati, lasciando una piccola apertura ai quattro angoli tra l’uno e l’altro.

Del manufatto ne veniva fatto un uso casalingo, infatti veniva usato per coperte, per decorare tavoli o per essere appeso alle pareti. Il materiale usato consisteva in cotone povero, i pezzi singoli tanto numerosi avevano il vantaggio di poter essere lavorati durante un viaggio o in riunioni tra le chiacchiere con le amiche.

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Tra il Corpo e la Mente

Così si chiama il luogo dove da lungo tempo, pratico lo yoga e ginnastica posturale. Ottima cosa per la mia età e le ossa stanche. Titolo molto giusto che corrisponde al mio desiderio di ricerca di un equilibrio, tra l’esterno e l’interno, davvero difficile da raggiungere, ma non lo dico solo io.

Contemporaneamente pratico anche il Quilting che è divenuto per me indispensabile come possibilità di esprimere qualcosa di me.

Che c’entra con lo yoga ? Dirà certamente qualcuno.

Non vorrei addentrarmi in discorsi pseudo- filosofici, ma ho notato qualcosa che vorrei sottolineare.

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La Diva del Quilt

Quilt Diva
Quilt Diva

Eccola qui è proprio Lei, la Diva, La Diva del Quilt, piena di charme e di fantasia. Non teme le critiche, si comporta come si sente, per questo possiede molte amiche, è una di noi. Sfido chiunque a non sentirsi rappresentata in questo disegno. Lei si diverte, sempre, sa come scacciare problemi e cattivi pensieri.

Amy Yardley è la Quilter che l’ha creata, sicuramente pensando a qualche cara amica o perché no a sé stessa. Ne ha fatte diverse, tutte stravaganti Signore appassionate di Quilting.

Ogni cosa in questo disegno ci ricorda molte cose conosciute, ma sicuramente molte ne aggiungeremo personalizzando la “nostra Diva”.

La costruiremo insieme e ci divertiremo, ognuno la sua.

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Cos’è il Quilting

Il Quilting in Italia si diffonde velocemente, perchè trova terreno fertile e ispirazione a causa della nostra secolare  tradizione tessile e artistica. Nei paesi anglosassoni quest’arte da molto tempo ha un posto d’onore nei Musei, non solo in quelli dedicati alle arti tradizionali e al folklore.

L’ “Albert&Victoria Museum” di Londra qualche hanno fa ha organizzato una bellissima mostra di quilt creati e realizzati da mani femminili  datati fin dal 1700  e fino ai giorni nostri.

Ma quando diciamo patchwork o quilting cosa vogliamo dire  ?

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Note sul Quilting …

telaio per trapunto
telaio per trapunto

Qualche Informazione sui termini “Patchwork e Quilting”: tradotti in italiano suonano “lavoro di pezze e trapunto” e vengono usati come sinonimi, ma indicano due diverse forme di lavoro e cucito.

Il primo riguarda la decorazione della parte superiore di una trapunta con stoffe di diversi colori combinati tra loro, il secondo riguarda l’unione dei tre strati che compongono la coperta.

Un ago corto e sottile, con un filo di colore neutro e resistente, trapassa i tre strati tesi sul telaio ed esegue piccoli punti tutti uguali, quasi un ricamo che dà risalto alle linee e riempe con disegni tutti gli spazi liberi.