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Agriturismo il Rigo

La Valle d’Orcia, l’Agriturismo “Il Rigo”: un week-end di patchwork con Anna Maria Turchi

Quando Rita ha sentito che andavo al Rigo: “ perché non me l’hai detto ? E’ una vita che voglio andarci, sembra sia un posto bellissimo”, così mi ha apostrofata e le sue parole mi hanno convinto ancora di più della bontà della mia scelta.

Siamo partite da Roma, la mattina di un venerdì piovoso. E’ venuta a tenermi compagnia la mia amica Nadia, che non è troppo appassionata di patchwork, ma di gite sì. Con la mia vecchia auto piena di ferite ma non di medaglie , uscite da Roma ci siamo trovate sull’Autostrada verso Firenze, non la percorrevo da anni L’appuntamento era trovarci a Bagno Vignoni per il pranzo.

La vecchia auto si è comportata bene e ci ha portate fin lì.

Che commozione guardare intorno e che tripudio di ricordi. Ero proprio lì.

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A cavallo tra due secoli, finisce l’800 e comincia il ‘900

Oggi vorrei parlare di storia , di un momento importante che cambiò la vita, il modo di vivere delle persone e portò delle novità anche nell’evoluzione del quilting.

Un periodo che si colloca alla fine del 19° secolo e che segna un cambiamento nel mondo industriale e manifatturiero inevitabile che quel progresso così radicale non vada a toccare e mutare le abitudini, anche quelle che riguardano il quilting, staccandolo da tutto quello che c’era stato prima, in una ricerca continua da parte delle donne che lo praticavano, parliamo della Rivoluzione industriale, come viene chiamato nei libri di Storia.

Abbiamo conosciuto l’ Appliquè, conosciuto da tutti col nome Baltimora dalla città di provenienza. Uno stile che mescolava differenti immagini: fiori, architetture , figure umane, navi, monumenti pubblici, carrozze, animali il tutto reso da disegni precisi, che riproducevano quelle realtà in scala , tutti riconoscibili, piaceva molto era un genere elegante, lontano dal genere tradizionale, quasi sempre povero. Appariva di gran classe , era pieno di colori., (io direi qualche volta un po’ pomposo).

Questi quilt erano prodotti quasi esclusivamente per le case di persone appartenenti alla media o alta classe sociale, i ricchi per intenderci, per ricordare ricorrenze e feste nazionali, dedicati a personaggi storici, con le storie della loro vita. Le stoffe erano allora ancora molto costose e non troverete un Baltimore in una casa di campagna o della periferia operaia della città ( molti sono invece nei musei o usati come oggetti storici, oggi sappiamo tutti cos’è il Baltimore, lo pratichiamo ma non ci inseriamo più leoni e trombe e bandiere. )

I prezzi delle stoffe cominciarono a diminuire perché l’agricoltura produceva sempre una maggiore quantità di cotone grezzo, e le fabbriche di prodotti tessili, cotone ed altro, aumentarono la loro produzione Era la rivoluzione industriale, i nuovi macchinari riproducevano in quantità impensabili prima, stoffe di tutti i generi.

La moda femminile ha un incremento ed un’attenzione sempre maggiore e va a finire rappresentata anche lei nel quilting.

Moda femminile nel quilting
Moda femminile nel quilting

Nel 1870 i cotoni stampati venivano venduti per pochi penny, e quel che più conta fu che la produzione era accessibile in tutta l’America, con una varietà di colori e fantasie davvero straordinaria, ottima per il quilt. Non dimentichiamo che si era anche diffuso l’uso della macchina da cucire, fin dalla metà dell’800, una novità assoluta, e se ne diffuse l’uso a macchia d’olio nel mondo .

Anche se molte donne erano restie ad usarla poi se ne convinsero, i tempi di lavoro diventavano veramente irrisori rispetto al passato, paragonarli tra loro mostravano delle differenze di tempo incredibili. Gli stessi conservativi Amish della Pennsylvania cominciarono ad usare le macchine per unire i pezzi più larghi dei loro quilt.

Credo sia giusto e utile fare una pausa per parlare di Barthelemy Thimonnier, un sarto francese che inventò nel 1830 una semplice macchina da cucire. Con 80 di queste macchine costruì una manifattura per realizzare abiti per l’esercito. Ma nel 1850 la lega dei sarti organizzò una vera sommossa contro di lui, pensavano che le sue macchine avrebbero distrutto il loro lavoro ( accade ai grandi inventori di essere ostacolati e incompresi ) e gliele distrussero. Bartholemy non si arrese, era nato povero era il maggiore di sette fratelli e aveva una volontà di ferro. Riprese a studiare e presentò una nuova macchina, più efficace alla grande Mostra Internazionale di Parigi. Gli Inglesi comprarono il suo brevetto e andarono avanti mentre in America veniva data molta attenzione alla nuova scoperta, fino ad arrivare a Isaac Merrit Singer , che partendo dal modello di Thimonnier, conquistò tutti i mercati diventando milionario. Vendeva macchine da cucire a rate, 5$ al mese.

Macchina da cucire con manovella
Macchina da cucire con manovella

Non ci rendiamo conto di quanto sacrificio sia costato lottare per realizzare la modernità, che faceva spavento. Molti tradizionalisti paventavano la distruzione della Società in cui avevano vissuto e prospettavano orizzonti e futuri terribili.

La macchina da cucire oggi è il pane quotidiano, la usiamo con disinvoltura, ne cerchiamo sempre di più moderne e accessoriate. Certo aiuta il nostro lavoro. Il povero Barthelemy morì povero così come era nato: il suo paese di origine gli ha dedicato un bel Museo .

Si era ormai in piena “Rivoluzione industriale” , il “vecchio” veniva travolto in un clima di cambiamento ineluttabile.

Durante questi anni il lavoro delle quilters, specialmente negli USA, assume un carattere diverso, si evolve. Non si realizzano quilt solo all’interno delle famiglie per il corredo , ma si fanno anche per poterli esporre, nelle mostre specializzate e dedicate a loro, concorrendo e vincendo premi da molti zeri.

Nascono nelle città negozi specializzati che offrono non solo stoffe ma quilt finiti in vendita, realizzati da donne che conservano l’anonimato, perché di solito li facevano per mantenere la propria famiglia. Il quilting comincia a diventare un vero e proprio businness.

Queste signore erano delle vere professioniste nel loro lavoro. Alcuni dei loro quilt venivano premiati, il negozio di tessuti dove era stato realizzato se ne prendeva il merito, diventava famoso e accresceva i suoi affari.
I modelli più diffusi venivano citati dalla stampa specialistica, con fotografie e potevano essere copiati. Si pubblicano i disegni dei quilt vincitori di premi, che vengono proposti dai negozi con i relativi modelli.

Un gusto quasi pittorico ispira alcuni quilt innovativi nei contenuti e nelle forme : si ispirano a un ritorno alla natura contro il trionfo della rivoluzione industriale, alla ricerca di un rapporto tra la natura e l’essere vivente .
Questo “Pictorial Quilt” è in lana e seta.

Pictorial quilt, 1870-1890, lanae cotone
Pictorial quilt, 1870-1890, lanae cotone

C’è del simbolismo nella rappresentazione della natura con tutta la sua bellezza: un piccolo cane affronta un serpente, il cane è il simbolo di protezione della vita, il serpente è un’allusione all’Eden e alla perdita per l’uomo della grazia, di chiara ispirazione biblica. Si tratta di un’ importante creazione, che vuole esprimere i valori di un tempo in quell’epoca di passaggio che forse creava qualche paura. Il quilt era stato pensato per un copriletto o copritavolo. Le intenzioni dell’autrice qui sono espresse con chiarezza e non prevale, come nei crazy tanto ammirati all’epoca, la sensazione di ‘horror vacui’ tipico di quei quilt che ti stordivano, dove c’era di tutto, ma il desiderio di rappresentare la natura con la sua bellezza e senza enfasi.
Contemporaneamente, ma negli USA, uno sviluppo notevole ci fu nello stile del quilt giapponese che con i suoi caratteristici motivi, venne assorbito dal quilting americano.

Già un certo gusto giapponese esisteva nello stile del “crazy”.

I Giapponesi sono sempre stati molto attaccati alla tradizione, non amano praticare l’astrazione e il simbolismo, come stava accadendo in Europa e negli Usa, ma usano uno stile rappresentativo delle loro realtà. Usano i colori rosso, bianco e nero, i colori della loro bandiera. L’arco dentato vuole rappresentare ‘ il sole nascente,’ perché loro sono il paese del “sol levante”.

"Rising Sun", Ohio
“Rising Sun”, Ohio

Il Quilt ha molte moltissime curve, da tenere sotto controllo nella fase del cucito, l’autrice si deve essere scontrata con la difficoltà di farlo restare piatto, infatti il quilt mostra i segni di tecniche improvvisate, inventate sul momento per ovviare al difetto ondulato quando si presentava. Mi piace pensare, ma forse non c’entra niente, che qualcuno volesse evocare le onde del mare, tema molto ricorrente nella pittura giapponese ,
Creatività, modernismo, desiderio di rappresentare la realtà , quella di tutti i giorni senza enfasi e finzioni (mi fanno pensare ai giudizi espressi in Francia sull’impressionismo contemporaneo, rifiutato dai più perché troppo realistico, brutto, dicevano…. ), queste erano le ambizioni delle quilters di quegli anni.

Yo-yo
Yo-yo

Si parte dal genere “postage stamps”, quilt composti da pezzi minuti come francoboli. Venivano usati molte migliaia di pezzi, etichette, nastri commemorativi o pubblicitari, yo-yo, puff . Alla fine del lavoro le autrici attaccavano un’etichetta non solo con il titolo ed il proprio nome, ma aggiungevano il numero dei pezzi . Questo fa pensare, oggi, a una specie di gara, una sfida a chi faceva i numeri più alti.

Qualcuna invece pensò che molti di quei piccoli pezzi si sarebbero prestati, messi insieme a rappresentare immagini realistiche usando la tecnica del piecing più che quella dell’appliqué.

"An American Home"
“An American Home”

Nel quilt “ An American home” c’è il tentativo, riuscito secondo me, di rappresentare la propria casa con molti particolari , usando cotoni poco costosi. L’autrice è riuscita a creare chiaroscuri, ombre usando differenti colori. Di sicuro, guardandolo da vicino, si nota che l’autrice è stata più attenta alla rappresentazione della sua casa, che alla perfezione dei punti. Il trapunto è ridotto al minimo e il quilt è tutto a mano, la macchina da cucire è stata usata solo per attaccare il binding. Si pensa che fosse destinato per il letto di un ragazzo, è stato lavato molte volte e quindi danneggiato, così ci è arrivato un po’ malconcio, ma il cotone ha resistito. C’è un particolare per me inquietante , indecifrabile, davvero moderno, che rappresenta un uomo seduto su un treno, fortemente stilizzato, difficile da riconoscere, sta collocato sulla parte bassa della coperta, forse il ricordo di un viaggio in treno, indimenticabile o altro….? l’autrice anticipa tendenze dell’arte ancora da venire.

"uomo seduto sul treno" particolare da "An American Home"
“uomo seduto sul treno” particolare da “An American Home”

L’idea di fare un quilt del genere ( le casette, la Scuola, già esistevano come modelli della tradizione ) potrebbe essere arrivata all’autrice dall’acquisto di una foto della sua casa fatta da un fotografo itinerante , che di solito offrivano ai privati la loro opera per un costo ragionevole. Questa fotografia le riportava il ricordo della casa e il desiderio di tradurre la foto in un quilt le permetteva di metterci qualcosa di suo, di poter aggiungere un po’ della sua fantasia.. Forse non sapeva dipingere ma voleva mantenere il ricordo casa, per sé e i suoi figli. Una romantica innovatrice persa nelle campagne del New England.

Molte delle foto in questione finivano ad adornare le pareti dei negozi di barbiere, questo almeno fino alla fine del 1800 e costituiscono pezzi interessanti della vita vissuta agli albori del nuovo secolo, il 1900.

 

Tullia Ferrero – Scuola romana Quilting
24 Marzo 2016

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I Link da guardare, per quel che riguarda la macchina da cucire :

– Il Museo Thimonnier a Amplepuis sul Rodano

– The secret life of sewing machine

sono su You-tube e ce ne sono anche altri.

“Il Pinocchio nascosto”. Incontro con Annamaria Brenti

Due le cose che mi hanno colpito guardando i suoi Quilt e sono quelle citate nel titolo del resoconto dell’incontro che tenterò di raccontare.

Anna Maria Brenti
Anna Maria Brenti

E’ venerdì pomeriggio, la sala è già affollata e lei è già lì. Sottile, pallida, gli occhiali leggeri non nascondono gli occhi, i capelli lunghi sulle spalle sono leggermente mossi, il vestito chiaro è molto semplice con una ricercata rifinitura dei bordi ricamati.

Il suo sorriso ti colpisce da subito, è cordiale, empatico, sincero. Ama parlare, parla del suo lavoro, della sua vita, l’uditorio numeroso della Scuola Romana Quilting silenzioso e attento la segue.

Una vita girovaga, segnata da esperienze ,contatti, amicizie formative.

Negli Stati uniti molto a lungo, in Giappone, Svezia, Israele, in Svizzera e su tutto aleggia protettiva la Matematica : lavora e si ispira ai luoghi dove vive, dove ha vissuto , senza mai dimenticare l’Italia, Firenze “dentro da la cerchia…”(1)

tutto in chiaro/scuro su seta bianca dove tutti i particolari dei motivi architetturali sono resi con un fitto trapunto con filo scuro, Strabiliante, Assisi, vista da lontano, con i mosaici che fanno la base della città : Orfeo che incanta le belve; il Fontanone alle porte della Città, le forniscono l’ispirazione per i suoi quilt,(, la pittura di Ambrogio Lorenzetti a Siena (Il Buon Governo ) citato e riprodotto in seta, così Paolo Uccello, le lepri della Battaglia di San Romano, motivo che ritorna anche in uno dei suoi ultimi quilt ,quello con i cipressi, un’infinità di spunti dalla Storia dell’Arte e dalla sua Regione, la Toscana.

L’inizio negli Stati Uniti, è stata una principiante ed ha avuto una Maestra. Indaga sui colori gli abbinamenti del quilt tradizionale e scopre le stoffe. Impara come tutte dagli errori. Diventa una specialista del quilting tutto a mano, anche il trapunto, soprattutto quello e che trapunto ! Diventa subito brava e la chiamano ad insegnare, negli States non può avere un contratto di lavoro e la pagano con le stoffe. Incontra il mondo Amish e da loro impara uno stile sobrio di colori forti. Studia e pratica il quilting in continuazione e sperimenta. (2)

Per commemorare lo tsunami in Giappone, nell’ambito di un concorso internazionale contribuisce con un suo quilt dove inserisce elementi della cultura italiana, dedicato ai bambini che non dovranno mai più soffrire, versi di Gianni Rodari e un piccolo Pinocchio ricamato in rosso. Sempre pensando al Giappone crea “Il giardino zen” un luogo perfetto, tranquillo dove regna l’equilibrio e che rappresenta un po’ lo scorrere della vita insieme alla ricerca di un’ascesi spirituale.

Una visita ad Israele, Jericho, quasi un pellegrinaggio, un quilt tutto di foto. L’Egitto, il deserto ,le rocce, le Piramidi tutto l’affascina e lei riproduce paesaggi, impressioni fuori del tempo, sempre collegate con le immagini dell’Arte antica.

Poi viene la Svezia e un soggiorno, freddo, nevoso; va ad abitare accanto al “Giardino dei Matematici” . Dalla Matematica , dai suoi teoremi, dai suoi teorici (è lei stessa laureata in Matematica e sposata ad un Matematico) trae spunti felici.

Il teorema di un matematico francese del 17°secolo, Pierre de Fermat (3), risolto poi solo ai nostri giorni dall’Inglese Andrew Wiles , riesce a tradurlo in un grande Quilt lavorato sia sul davanti che sul dietro. Il Quilt è stato donato e oggi è visibile all’Università di Gerusalemme, all’istituto di Matematica intitolato ad Albert Einstein. I nomi dei due scienziati sono ricamati come le date delle loro scoperte. Un quilt commemorativo, qui sono state usate stoffe di seta e i pezzi di patchwork, i più piccoli misurano dai 2 ai 3 millimetri.

Passano sul video del Laboratorio della Scuola le immagini di altri quilt , accompagnati da un fiume di parole che li vuole illustrare e spiegare e mentre ancora si sta riflettendo su quello che si è appena visto, ti passa davanti un’altra meraviglia.

I fiori e la Matematica, tre pannelli con fiori pensando a Della Robbia, il grande ceramista del Rinascimento italiano, un intarsio dove ad interrompere il fiore, reso mirabile dall’uso di stoffe di seta che gli danno volume, formule e teoremi resi col trapunto bianco su blu.

Che dire ? Potrei continuare per altre pagine e di più, si sente il bisogno di approfondire; il suo curriculum è pressoché infinito, ma credo che a questo punto potrei dare un buon consiglio, andate a guardare sulle pagine on-line dedicate ad Annamaria Brenti, anche solo alcuni dei suoi Quilt , state attentissime ai particolari.(4)

Il lavoro di Annamaria Brenti proclama il trionfo dell’Arte tessile illustrata in tutte le sue possibilità per rappresentare il mondo che ci circonda, le persone, gli oggetti, senza dimenticare, perdere la Poesia che c’è in ogni cosa, in ogni ricordo , in ogni emozione vissuta.

Sono convinta che Annamaria abbia lasciato un segno profondo nel pubblico presente venerdì pomeriggio alla Scuola Romana Quilting e io stessa sento di essere stata fortunata a partecipare non solo con gli occhi e di aver fatto un bel passo avanti nella mia conoscenza dell’Arte del Quilting.

Grazie Annamaria, a presto.

NOTE
(1) Citazione da Dante Alighieri : Paradiso

(2) mi ha molto colpito il fatto che quando nomina il sostantivo quilt lo dice al femminile, la quilt, come diremmo noi l’imbottita, la coperta. Noi invece siamo abituate a usare il termine al maschile.

(3) Il Teorema o congettura di Pierre de Fermat ha avuto bisogno che passassero quattro secoli per la sua soluzione. Il teorema è stato risolto ai giorni nostri e spunta raccontato in Romanzi e fiction, citato anche nel famoso cartoon “I Simpson” per esempio.

(4) consiglio un bel documentario su YouTube, dove troverete quasi tutto di Annamaria Brenti . Il titolo: “dentro da la cerchia antica..”, un omaggio al Rinascimento italiano, Firenze, Siena, Perugia e i fiori di Gentile di Fabriano. La Mostra a Palazzo Rospigliosi a Zagarolo.

Facile da trovare.

 

Tullia Ferrero – Scuola romana Quilting
Venerdì 13 Febbraio 2016

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Crazy Quilt

Irregolari contro le Regole: “Crazy quilt – Mania”

“Crazy” è un aggettivo e significa letteralmente matto, folle, confuso lo aggiungo io.

Crazy applicato a un quilt ? sembra strano , che cosa ci aspettiamo di trovare ? vediamo un esempio : una mia cara amica direbbe “una gran caciara”, ma guardiamo più da vicino.

Una risposta solo descrittiva dice che è fatto di pezzi irregolari ossia di diversa misura e qualità, messi insieme in ordine fantasioso, uniti tra loro con cuciture ricamate ( spesso per nascondere brutte cuciture, o buchi ) ma la superficie di tutti i pezzi è abbellita da un ricco repertorio di ricami fantasiosi anche complessi, alcuni davvero particolari, con l’aggiunta di pezzetti di pizzo pregiati, bottoni e tutto quello che si vuole. Si usa di tutto, materiali casalinghi conservati con cura e riciclati, cappotti, camicie e anche guanti; il ricamo spesso è eseguito con filo di lana anche grosso. Perché il crazy non è solo come si pensa elegante e incomprensibile al primo impatto, si presenta anche povero e rozzo.

L’effetto primario è la sensazione di una bellezza e ricchezza ma andando più a fondo ogni “crazy quilt” presenta una peculiarità che riguarda e appartiene ala sua autrice, che vorrebbe dire chi è, quello che ama, le sue memorie in un guazzabuglio di elementi diversi.

Come si arriva a immaginare e costruire una struttura di quilt di questo tipo ? Si comincia dal quilt tradizionale naturalmente con i suoi blocchi i trapunti e le fodere. Mi piace pensare che mettere da parte le ‘buone regole del quilt, rappresenti una reazione forte, ragionata, alla tradizione e alle sue regole fisse, quasi obbligate (spesso i crazy non sono nemmeno quiltati ) e mi piace credere che significhi una ribellione a più di qualche secolo di tradizione.

Il picco della produzione di quilt avviene nella seconda metà del XIX secolo : siamo in piena era Vittoriana per la Gran Bretagna, dove si invitano le bambine alla gioia del cucito. La Gran Bretagna ormai è un Grande Impero che spazia fino all’estremo Oriente, e negli Stati Uniti Abramo Lincoln ha abolito la schiavitù e fatta approvare la Costituzione democratica. Lincoln verrà assassinato ( succede spesso ai Presidenti degli Stati Uniti )Vittoria vivrà oltre i novanta anni ( succede anche questo alle Regine britanniche ) lasciando di sé un’immagine di simbolo morale di fedeltà, non solo al defunto marito, ma al suo Paese.

Una digressione storica che spero stimoli e non annoi.

Che fanno le donne in quel pezzo di secolo ? Dove sono arrivate ? L’emancipazione degli schiavi è servita anche a loro ? Viaggiano e inventano. Parliamo di borghesi benestanti, con una buona educazione . In genere i quilt erano fatti da donne povere per quelle ricche che potevano pagarli, ma le povere continuavano a farsi con fatica anche i propri, personali quilt che erano una parte importante in ogni corredo.

Il grande Impero portava ricchezza e l’Oriente, l’Asia erano più vicini e insieme alla ricchezza, arrivavano la seta e i velluti. Inghilterra e Stati Uniti erano uniti in molte cose importanti : una di queste era il quilting che le pioniere dalla Gran Bretagna avevano portato e diffuso dappertutto. E il crazy si diffuse non solo come una Moda ma come una gara tra le britanniche e le americane.

Ed ecco un buon modo di usare tutti i tessuti in grande, assoluta libertà, il crazy offre una occasione fantastica e uno stile, una tecnica per personalizzare il proprio lavoro.

Si può usare tutto, nastri , messaggi, memorie di amici e parenti, ricordi di vittorie sportive, nastri, pezzi di abiti dismessi, ritratti , il tutto unito, tenendo conto dell’omogeneità dei colori ma non tanto e sempre, vengono usate anche le stoffe novità come il rayon e gli acetati che vengono commercializzati solo all’inizio del XX secolo.

Avviene nelle quilters che adottano il crazy una specie di rifiuto della tradizione che chiedeva che fosse tutto regolare e geometrico, il crazy diventa un’espressione di libertà rispetto alla tradizione, uno sforzo creativo che cercava di combinare diverse estetiche ma che alla fine cercava come sempre di vuotare la scatola delle pezze. Quindi il crazy soddisfa quasi tutti, incorpora la tradizione, conservando la disposizione dei blocchi ( certo in un modo stravagante ! )

Qualcuno l’ha descritto come una pausa in una conversazione noiosa e il crazy era lo scoppio di una risata ( “faccio come mi pare ! ” ). Ed erano brave, fantastiche innovatrici e creatrici di bellezza.

Il messaggio comunque era che il quilting non era più una cosa statica, ma dinamica aperta alle influenze che possono essere interpretate, cambiate e incorporate come parte dello sviluppo del quilting.

Basta guardare all’oggi , loro sono state l’inizio: molta tradizione è stata cambiata, si è evoluta. La tecnologia ha aiutato. L’estetica crazy, giusto usare questo termine, e credo non sia stato facile cambiare così radicalmente, coniuga e unisce : astrazione, asimmetria, irregolarità ecc., denota una vera ribellione, apre la strada e anticipa la complessità di quello che verrà dopo, fino al Cubismo e all’Astrazione vera e propria ( due esempi : Picasso, Braque ) Il radicale approccio al cambiamento si avvicina a quello dei pittori all’Impressionismo: volevano anche loro spezzare col formalismo della rigida Arte accademica e se ne misero fuori.

Il crazy con le sue trasformazioni apre la strada al Modernismo è un momento di passaggio irripetibile a tutto il resto che verrà poi.

Devo confessare che non amo molto lo stile crazy, ma lo trovo interessante e utile e mi piace pensare a quelle donne che lo praticavano, alla fine del XIX secolo, oggi i loro lavori sono appesi nei Musei più importanti. Penso che molte di loro praticavano Arti diverse e in piena libertà: per esempio la pittura, la fotografia , per non parlare di quelle che scrivevano da sempre.

Possiamo ricordare i nomi di qualcuna di loro, che si sono dedicate all’arte, alla politica : Marianne Norton dipinge con grande eleganza (non è Turner, che è morto da poco) e precisione tutte le specie vegetali, i suoi quadri sono esposti in un Museo a Richmond GB, e Lady Ashton, la prima deputata del Parlamento inglese- conservatrice. Ce ne sarebbero un’infinità di altre anche negli USA.

Nasceva una sensibilità particolare nei confronti della politica e in particolare quella che discuteva dell’emancipazione arrivava alla richiesta a gran voce di un diritto negato per secoli alle donne : quello del voto, grazie a loro si arriverà al suffragio universale.

Che dire per finire, quello del Crazy è un momento del quilting che avrebbe bisogno di un esame più approfondito : io mi ci sono dedicata e credo di aver capito qualcosa, leggendo e cercando e questo è il risultato.

 

Rules versus No Rules: Crazy Quilt Mania

TRADUZIONE DI CLARE RUSSELL

“Crazy” literally means mad or insane and I personally would add “confused”. What does “crazy” mean when applied to a quilt? It seems a strange concept – what do we expect to discover? Let’s look at an example: a dear friend of mine would say “it’s complete bedlam”, but let’s look more closely.

A purely descriptive definition says that it’s made of irregular-shaped pieces of different measurements and weights of fabric, put in an imaginative order, sewn together with embroidery (often to hide ugly blemishes or holes) and the surface of all the pieces embellished with a rich repertoire of imaginative and complex stitches. Some details are made with the addition of tiny pieces of fine lace, buttons and anything else you want. You can make use of everything, treasured household materials, recycled jumpers, shirts and even gloves: The embroidery often uses quite heavy woollen yarns. “Crazy” isn’t just something elegant and difficult to understand at first sight, but also can appear rough and poor.

The most immediate impression is a feeling of a beauty and richness but, looking more closely, each crazy quilt is unique and the work of its creator, and tells us who she is, what she likes, and her memories, in a hotchpotch of different elements.

How do you manage to conceive and make a quilt of this type?   Naturally you start with the traditional quilt with its blocks, stitching and lining.

I like to think putting aside the “proper rules of quilt-making” means a bold and reasoned reaction to tradition and its fixed and immoveable rules ( often crazy quilts aren’t even quilted) and I would like to think that it indicates a rebellion against more than several centuries of tradition.

The peak production of this type of quilt occurs in the second half of the 19th century: we’re in the High Victorian period in the case of Britain, where girls were encouraged to enjoy sewing. Britain was a great empire which stretched to the Far East, and in the United States, Abraham Lincoln had abolished slavery and established a democratic constitution. Lincoln would be assassinated (something which happens often to Presidents of the United States), Victoria would live for more than ninety years (which also tends to happen in the case of British queens) leaving an image of morality and fidelity not only to her dead husband, but to her country. (A historical digression which I hope will amuse and not annoy.)

What did women do in that period? What have they achieved?  Did the abolition of slavery apply to them? Let’s see. We’re talking about a well-established middle-class with a good education. In general quilts had been made by poor women for rich women who could afford to pay for them, but the poor continued to work on their own personal quilts which were an important part in all their provisions.

The great Empire brought riches and the East and Asia were nearer to and part of wealth. Silks and Velvets arrived. Britain and the United States were united in many important ways: one of these was quilting, which pioneers from Great Britain had brought with them and spread to all parts of the country. And crazy quilts spread not only as a fashion but as a competition between British and American women.

Here was a good way of using all sorts of materials in wonderful and complete freedom. Crazy quilts offer a fantastic opportunity and a stile and technique to personalise one’s own work. You can use everything, ribbons, notes, memories of friends and relations, souvenirs of sporting victories, pieces of old clothes, pictures. The whole ensembletends conflict with any homogeneity of colours, though not always. New materials are used too, like rayon and acetates which were on sale only from the beginning of the 20th century.

Among Quilters who made crazy quilts there arose a kind of rebellion against a tradition which had been entirely regular and geometric. Crazy quilts became an expression of freedom in respect of tradition, a creative engagement which tried to combine different aesthetics, but which basically tried to empty the box of materials.

So crazy quilts satisfies almost everyone, incorporating tradition, a conserving tiny scraps (admittedly in an extraordinary way!)

People have described it like an interruption in a boring conversation and crazy quilts were a burst of laughter (“I’ll do what I like”). And their makers were wonderfully fantastic innovators and creators of beauty.

So the message was that quilting was no longer something static, it had evolved. Technology helped. The crazy quilt aesthetic – it’s right to use the term – and I think   that such a radical change wasn’t easy. It joins and unites: abstraction, asymmetry, irregularity etc., marks a real revolution, opens the way and anticipates the complexity of what will come afterwards, right up to authentic Cubism and Abstraction (two examples: Picasso, Braque). This radical approach to change is like that of the Impressionists: they too wanted to break with the formalism of rigid academic art and they did away with it.

Crazy quilts with their transformations open the way to Modernism . It’s a moment of irrevocable change and everything else which will come after.

I must confess that I personally don’t much like the crazy stile, but I find it interesting and useful and I like thinking of those women who practised it. At the end of the 19th century and today their work is hung in the more important Museums. I think that lots of them practised different branches of the arts in complete freedom: for example painting, photography, not to mention writers. We remember the names of some of those who dedicated themselves to art and politics: Marianne North paints all sorts of plants with great elegance (although she’s no Turner, who died a little earlier) and precision. Her paintings are displayed in a mseum in Richmond, London, or Lady Asquith (* I think you’ve made a mistake here) the first woman MP. There will be thousands more in the United States too.

A special sensibility was born in politics and in particular one who spoke of emancipation which gave rise to a loud demand for a right denied for centuries to women: the vote, thanks to them universal suffrage was adopted.

What to say to finish off? Crazy quilting needs a more detailed appreciation: I’ve tried to do this, and I think I’ve understood something of it, by reading and by research, and this is the result.

 

Tullia Ferrero – Scuola romana Quilting
25 febbraio 2016
(letto al quilt bla-bla del 26 febbraio 2016 )

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Quilters in Alabama


Il mondo è pieno di storie raccontate e testimoniate dalle donne, trovo interessante raccontarle .

Stavolta si tratta di racconti di donne che dallo stato di schiavitù, sono riuscite non solo ad affrancarsi ma a creare, attraverso la pratica del quilting, una loro specifica libertà creativa. Dai campi di cotone sono arrivate ai grandi Musei del loro Paese, gli USA , dove i loro Quilt sono esposti riscuotendo un successo incredibile insieme al consenso del pubblico a testimoniare una linea artistica autonoma e moderna.

 

C’era una volta (non esageriamo)…Lungo il fiume Alabama alla fine del 18^ secolo, negli Stati dell’Unione di recente creazione, esisteva una comunità rurale a sudovest di una località chiamata Selma. Era davvero piccola non la troverete sulle carte geografiche. A metà del 1800 era coperta da piantagioni di cotone, i proprietari si chiamavano Joseph Gees e Mark Pettway.

Quando finì la guerra civile e gli schiavi furono liberati molti di loro adottarono il nome di Pettway, il loro padrone (non avevano altre possibilità). Continuarono a lavorare nelle piantagioni e trasformarono quel luogo in un posto solo per neri, separato, ma non isolato dal resto della Nazione e del Mondo. Sei generazioni più tardi i discendenti degli schiavi Pettway resistevano e continuavano a risiedere in quella piccola comunità, che ormai era diventata loro proprietà.

Durante tutti quegli anni le donne di Gee’s Bend (avevano ormai adottato questo nome, che ricordava il loro passato sia di schiave che di donne liberate ) avevano insegnato alle proprie figlie il Quilt.

Anche se isolate culturalmente e geograficamente dalle altre comunità, avevano sviluppato delle tecniche particolari anche sofisticate. Avevano ripreso dai loro ricordi africani prima e americani poi un loro stile di Quilting che partiva dalle loro tradizioni di tessuto e ricamo, di cui riproponevano i temi , ma erano riuscite a conquistare uno stile proprio, moderno, semplice nell’uso dei colori e un gusto per la ricerca di geometrie con il risultato di realizzare una sintesi perfetta ed equilibrata fino ad arrivare a una rappresentazione moderna di alto livello artistico.

Per realizzare i loro Quilt le donne conservavano qualsiasi materiale potevano trovare, dai sacchi per il cibo ai vecchi abiti da lavoro. Nei momenti in cui venivano scoraggiate ( perché il duro lavoro dei campi non lo permetteva ), il canto e gli esemplari unici dei loro Quilt, rappresentarono consolazione alla durezza della vita ed espressione della loro creatività, unica ragione di evasione e felicità.

A metà degli anni ’90 del secolo scorso, il mondo esterno è finalmente entrato in contatto con Gee’s Bend, ha scoperto la ricchezza e la bellezza dei loro Quilt. Gli storici dell’arte hanno cominciato a darne notizia. Le coperte che una volta servivano a tenere al caldo famiglie anche con 16 figli, dentro le capanne di tronchi, ora stavano appesi dentro i più raffinati Musei, come opere d’arte.

Quei prodotti tessili reputati senza valore adesso venivano venduti per migliaia di dollari. I critici al vedere quei lavori, erano rimasti attoniti e qualcuno le aveva paragonate a H.Matisse o a Paul Klee, artisti che quelle signore non conoscevano affatto. Si produsse tra le donne un nuovo senso di rispetto per sé stesse.

Quello che appariva straordinario, anche se la vita le aveva messe alla prova con molte sofferenze, queste donne non erano amareggiate. Dovunque andassero, lasciavano dietro di sé un’inesplicabile capacità di comunicare la loro creatività , ambasciatrici involontarie di amicizia e la loro unione basata sul lavoro comune, sia nella fatica nei campi che nel cucito e nel canto, era una dimostrazione per il mondo che la chiave della vera felicità sta nelle relazioni tra gli esseri umani, più che nelle cose materiali della vita.

TRADUZIONE IN INGLESE A CURA DI CLARE RUSSELL

The world is full of stories told by and statements made by women. I think it’s interesting to tell them over again.

This time it’s about stories of women who have not only been able to emancipate themselves from slavery but also to create, through the practice of quilting, their own personal artistic freedom. Their work has come from the cotton fields to the great museums of their country, the USA, where their quilts have been put on exhibition,
achieving an amazing success, along with public recognition of a new autonomous and modern artistic movement.

Once upon a time (honestly)…on the banks of the Alabama river at the end of the 18th century in the states of a Union, only recently created, there lived a rural community southwest of a place called Selma. It was very small and you wouldn’t have found it on any map. In the middle of the 1800s it was covered with cotton plantations, whose owners were called Joseph Gees and Mark Pettway.
When the civil war ended and the slaves were freed, many of them took the surname Pettway, that of their previous master (they didn’t have other option). They continued to work in the plantations and transformed the location into a place for black people, separated , but not isolated, from the rest of the nation and the world. Six generations later the Pettway descendants of slaves still continued to live in that little community which by now had become their own property.
During all these years the women of Gee’s bend (who had by now adopted this name, which recalled their past, both as slaves and as free women) and had taught their own daughters quilting. Even if isolated culturally and geographically from other communities, they had developed special techniques which were quite sophisticated.
They had first taken inspiration from their memories of Africa and then as Americans, for their style of quilting, which came from their traditions of sewing and embroidery, from which they experimented with themes, and they had managed to achieve their own style, modern, simple in its use of colours, and showing a taste for geometric experimentation so as to realise a perfect synthesis and equilibrium which achieved modern representation at a high artistic level.
To make their quilts the women kept any material they could find, from food sacks to old working clothes. In the moments when they becomes depressed (because the hard work in the fields didn’t allow them relief) singing and the united examples of their quilting were consolation for their harshness lives, and was an expression of their creativity, the one means of escape and of happiness.

In the middle of the nineties of the following century, the outside world finally made contact with Gee’s Bend and discovered the richness and beauty of their quilts. Art historians began to make them known. The quilts which once served to warm families, perhaps with 16 children, inside log cabins, now were hung inside the most refined museums, as works of art. These textiles, once thought valueless, now came to be sold for thousands of dollars. Critics seeing these works were astonished and some of them made a comparison with Matisse or Klee, artists which those women had no knowledge of at all. The women felt a new sense of self-respect. And the extraordinary thing was, even if life had taxed them with much suffering, these women weren’t bitter. Wherever they went, they left behind them an inexplicable capacity to communicate their creativity, involuntary ambassadors of friendship and their own sense of unity based on communal work, whether in the exhausting work of the fields or in sewing and singing. It demonstrated to the world that the key to true happiness is found in human relationships, more than in the material things of life.

 

Tullia Ferrero – Scuola romana Quilting

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YO-YO, 14.000 piccoli pezzi

Un tipico approccio delle Americane all’Arte del Quilting è stato dall’inizio cercare varianti alla tradizione , creando variazioni e alternando le varie tecniche di costruzione. Lo stile “Yo-yo” , ispirato nella sua forma ad un giocattolo molto diffuso, ebbe un discretosuccesso all’inizio del XX secolo, e il suo successo continua ancora oggi.

Piccoli pezzi di stoffa rotondi, oppure quadrati si orlano con una stretta imbastitura che viene tirata fino a creare un piccolo cerchio gonfio, a questo punto si schiacciano si lascia al centro l’arricciatura stretta e infine si cuciono tra loro sui quattro lati, lasciando una piccola apertura ai quattro angoli tra l’uno e l’altro.

Del manufatto ne veniva fatto un uso casalingo, infatti veniva usato per coperte, per decorare tavoli o per essere appeso alle pareti. Il materiale usato consisteva in cotone povero, i pezzi singoli tanto numerosi avevano il vantaggio di poter essere lavorati durante un viaggio o in riunioni tra le chiacchiere con le amiche.

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Tra il Corpo e la Mente

Così si chiama il luogo dove da lungo tempo, pratico lo yoga e ginnastica posturale. Ottima cosa per la mia età e le ossa stanche. Titolo molto giusto che corrisponde al mio desiderio di ricerca di un equilibrio, tra l’esterno e l’interno, davvero difficile da raggiungere, ma non lo dico solo io.

Contemporaneamente pratico anche il Quilting che è divenuto per me indispensabile come possibilità di esprimere qualcosa di me.

Che c’entra con lo yoga ? Dirà certamente qualcuno.

Non vorrei addentrarmi in discorsi pseudo- filosofici, ma ho notato qualcosa che vorrei sottolineare.

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La Diva del Quilt

Quilt Diva
Quilt Diva

Eccola qui è proprio Lei, la Diva, La Diva del Quilt, piena di charme e di fantasia. Non teme le critiche, si comporta come si sente, per questo possiede molte amiche, è una di noi. Sfido chiunque a non sentirsi rappresentata in questo disegno. Lei si diverte, sempre, sa come scacciare problemi e cattivi pensieri.

Amy Yardley è la Quilter che l’ha creata, sicuramente pensando a qualche cara amica o perché no a sé stessa. Ne ha fatte diverse, tutte stravaganti Signore appassionate di Quilting.

Ogni cosa in questo disegno ci ricorda molte cose conosciute, ma sicuramente molte ne aggiungeremo personalizzando la “nostra Diva”.

La costruiremo insieme e ci divertiremo, ognuno la sua.

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